La gestione delle emergenze a Messina viene fatta attraverso la bacheca di Facebook. Prova ne è il post pubblicato nel profilo del sindaco Cateno De Luca che chiede alla comunità dei seguaci se è giusto procedere alla chiusura delle scuole. “Che facciamo con le scuole? Chiudiamo o no per domani?”, scrive il primo cittadino.

Così una valanga di critiche si è abbattuta su De Luca che sarebbe stato reo di aver trasformato l’allerta meteo in una sorta di quiz e degradandola, con fare benigno e paterno, a un modo per disertare la scuola da parte degli studenti.

Che il sindaco della Città dello Stretto abbia qualche problema con la comunicazione delle emergenze sembra essere un dato di fatto dopo aver dichiarato di aver contratto la leishmaniosi nei suoi innumerevoli sopralluoghi alle baracche del post terremoto di Messina. Come a dire che in quella delimitata porzione di territorio vi sarebbe un’alta probabilità di ammalarsi. Una delle critiche giunge da Pietro Saitta, sociologo ed ex consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’esperto su giornale LetteraEmme analizza il comportamento di Cateno De Luca criticandone la comunicazione e i modi di diramare alcune notizie che potrebbero mettere in crisi la popolazione messinese. “La Sicilia – scrive Saitta -è da tempo immemorabile ritenuta nel proprio complesso un’area endemica per la leishmaniosi. E le baracche, dunque, non sono più insicure di Piazza Cairoli, di Villa Dante o delle campagne di Fiumedinisi”. L’associazione patologia-baracche di Messina può causare “allarmi infondati, mettere in circolo informazioni sbagliate e persino partecipare alla stigmatizzazione di una popolazione che è già bersaglio di varie forme di discriminazione”, continua.

L’invito che l’esperto rivolge al primo cittadino è di comprendere che quello delle emergenze sanitarie o delle calamità naturali dovrebbe essere un ambito che deve necessariamente essere preservato dalla spettacolarizzazione, dall’ironia e dai giochi politici. E che dovrebbe essere trattato con professionalità.