• Dal Ponte di Messina occupazione e di sviluppo
  • Lo dice il movimento Unità Siciliana-Le Api
  • Una relazione al Governo sui vantaggi del Ponte

“Sulla mancata realizzazione del Ponte di Messina anche il governo Draghi, e con lui i parlamentari siciliani e meridionali che lo sostengono, conferma il volgare tradimento e la grave disattenzione verso il Mezzogiorno ed i suoi problemi di occupazione e di sviluppo”, lo dice Salvo Fleres, segretario nazionale di Unità Siciliana-Le Api. Lo dice dopo che il ministro delle infrastrutture avrebbe detto che l’opera, essendo particolarmente complessa, non sarebbe cantierabile e meriterebbe un ulteriore approfondimento sono del tutto pretestuose e palesemente campate in aria.

Il ponte si può fare subito

Secondo Fleres, il ponte è immediatamente realizzabile, tant’è che era già stato appaltato oltre dieci anni addietro, prima del dietro front del governo Monti. Il costo del solo ponte si aggira sui 2,9 miliardi di euro, mentre le opere di accesso dal lato calabrese toccherebbero 3,1 miliardi e quelle dal lato siciliano 1,1 miliardi, per un totale di 7,1 miliardi.

Posti di lavoro e Pil

Secondo il movimento sicilianista, il ponte produrrebbe utili per lo Stato per circa 107 miliardi e creerebbe svariate decine di migliaia di posti di lavoro stabili in tutto il sud Italia, contribuendo al PIL del paese per circa lo 0,2%. “La sua mancata realizzazione – dice Fleres -, invece, condanna il Meridione, il Mediterraneo e l’intera Italia a una condizione di grave sottosviluppo, impedendo tra l’altro, d’intercettare il traffico marittimo proveniente dal canale di Suez, pari a oltre 45.000 navi l’anno, e la costruzione della rete ferroviaria ad alta velocità”.

Una relazione al Governo

Unità Siciliana-Le Api presenterà al governo una dettagliata relazione in materia e invita i parlamentari del sud ed il ministro Carfagna a sostenere in maniera compatta la realizzazione dell’opera. “Evitino di cadere, ancora una volta, nella trappola delle strumentali commissioni di studio e di certo ambientalismo pruriginoso, palesemente al servizio dei ‘signori dei traghetti’ e dei loro opachi finanziatori, delle cui gesta sono piene le cronache giudiziarie dell’ultimo secolo.”