“Ho salutato mia moglie, sono uscito dalla fabbrica e ho sentito un primo botto, poi un altro”, è il racconto di Vito Costa, marito di Venera Mazzeo, 71 anni, morta assieme ad altre quattro persone nell’esplosione della fabbrica di fuochi d’artificio di Barcellona Pozzo di Gotto (Me). Le altre vittime sono state, via via, identificate nel corso della notte. Si tratta di Giovanni Testaverde, 34 anni,  Mohamed Taeher Mannai, 39 anni, Fortunato Porcino, 36 anni, e Vito Mazzeo di 23anni.

È in gravi condizioni Bartolomeo Costa, il figlio del titolare, ricoverato al centro grandi ustioni di Palermo. Sta bene invece il figlio del titolare della ditta che stava sistemando i cancelli, Nino Bagnato.

Vito Costa in seguito all’esplosione si aggirava fra le ambulanze che sono accorse verso la fabbrica di fuochi d’artificio saltata in aria in contrada Cavalieri-Femmina Morta. Erano le cinque del pomeriggio. “Mia moglie era lì, mio figlio Antonio pure — ripete il titolare dell’azienda, la più nota della provincia di Messina — lui era ferito, aveva ustioni su tutto il corpo, ma ha provato a salvare sua madre. Io ero per terra, tramortiti”. Una tragedia che a quanto pare sia stata causata da una scintilla, c’erano in corso dei lavori nella fabbrica. Quattro operai di una ditta d’infissi stavano montando delle porte in ferro.

“Sembrava la scena di un bombardamento”, ha sussurrato il comandante dei vigili del fuoco, Giuseppe Biffarella. “Non riesco a capire cosa sia accaduto – ha detto Nino Bagnato, il padre di Nino, all’ingresso dell’ospedale di Milazzo – io non ero sul posto, ma avevo sentito i ragazzi e mi avevano detto che stavano finendo, dovevano sistemare solo l’ultimo cancello. Appena due saldature. E invece è successo l’inferno”.

In ospedale sono arrivati pure i parenti di Mohamed. “Quando c’erano lavori difficili chiamavano sempre lui, ma perché, perché”, piangeva il cognato, Mehrez Mouniz. Per tutti il 39enne era un ragazzo d’oro che si era sposato otto mesi fa, dalla Tunisia era arrivato in Italia dieci anni fa e sin dal primo giorno lavorava in quella ditta perché aveva esperienza, era soprattutto un lavoratore prudente. “Ora vogliamo sapere cosa è successo”, dicono con dolore i parenti.

In ospedale è arrivata anche la suocera di Testaverde, Concetta Rullo, che alle 9 di sera ancora sperava pee la vita del genero: “Glielo dicevo di non andare a fare quel lavoro così rischioso, lui che ha due bambini. Prego il Signore che possa fare il miracolo”. Il corpo del 34enne sarà ritrovato senza vita intorno alle 23. 

Sull’esplosione ora la Procura indaga per strage colposa. “C’è stato un effetto domino”, dice il procuratore di Barcellona di Pozzo di Gotto Emanuele Crescenti, che coordina l’inchiesta. Nell’area del disastro è arrivato anche il questore Maurizio Calvino

“È una tragedia enorme per la nostra comunità — ha detto il sindaco di Barcellona Roberto Materia — la famiglia Costa partecipa, da anni, alla vita della nostra comunità organizzando feste per il Comune o per le parrocchie”. A giugno l’ultimo controllo della commissione tecnica provinciale, era risultato tutto in regola, erano state fatte solo alcune prescrizioni per aumentare il livello di sicurezza attorno alla struttura. Adesso, saranno i carabinieri del Ris di Messina ad esaminare quel che resta della fabbrica, per provare a ricostruire cosa è accaduto per davvero. “Dai primissimi accertamenti — ha fatto sapere il capitano Giancarmine Carusone — possiamo dire che le scintille avrebbero raggiunto la polvere pirotecnica causando le esplosioni”.

Da Roma stanno arrivando anche gli specialisti del nucleo investigativo antincendi. Mentre all’ospedale di Milazzo è una processione di parenti e amici. Chi piange, chi chiede giustizia. “Ora spero che l’Italia si occupi della giovane moglie di Mohamed – dice il cognato – Nessuno di quei ragazzi meritava di morire in quel modo”.