Nel 2025 l’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza hanno avviato 5.783 indagini finanziarie, che hanno prodotto 6.566 accertamenti. I dati, richiamati dalla Corte dei conti, segnano una crescita rilevante rispetto al 2022. Non è un allarme per chi manda i soldi al figlio all’università, aiuta un fratello in difficoltà o contribuisce all’acquisto della prima casa di un figlio: sono operazioni del tutto legittime. Ma una traccia documentale chiara può fare la differenza tra un accertamento risolto in pochi minuti e uno che richiede mesi di corrispondenza con il Fisco.
Il punto non è quanto si versa, ma come. In Italia non esiste un limite massimo oltre il quale sia vietato trasferire denaro a un parente. Un genitore può bonificare cinquantamila euro al figlio, un fratello può prestare liquidità all’altro, i nonni possono contribuire alle spese universitarie di un nipote. Il conto corrente non è una zona cieca: l’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza, quando avviano indagini finanziarie, possono acquisire dati da banche e intermediari e ricostruire entrate e uscite nel dettaglio. La variabile determinante è come si struttura il trasferimento.
Come si scrive la causale giusta: esempi concreti
La causale non è una formalità burocratica. È il primo elemento che viene esaminato in un controllo bancario. Formule vaghe come “aiuto”, “varie” o “prestito” scritto senza ulteriori specificazioni non proteggono chi versa né chi riceve: sono formalmente neutre, ma risultano evasive in fase di accertamento.
Le causali che funzionano sono quelle specifiche. Secondo quanto analizzato da La Nuova Sardegna e da Repubblica sulla base delle indicazioni dell’Agenzia delle entrate, queste formulazioni sono tra le più efficaci: “contributo spese universitarie e affitto”, “regalo per laurea”, “prestito infruttifero come da scrittura privata del (data)”, “donazione per acquisto prima casa”. Se il beneficiario non è un figlio o il coniuge, è utile specificare anche il rapporto familiare direttamente nel campo causale.
Esistono poi causali che non vanno mai usate quando il trasferimento è un aiuto familiare: “compenso”, “onorario”, “fattura”. Questi termini rimandano a un rapporto commerciale o lavorativo. In un controllo, rendono più difficile dimostrare che la somma non costituisce reddito imponibile, perché la causale contrasta con la natura reale del versamento e crea una presunzione sfavorevole per chi riceve il denaro.
Nessuna soglia automatica: come funziona davvero l’attenzione del Fisco
Molti credono che esista una cifra precisa oltre la quale scatta automaticamente un controllo. Non è così. Le segnalazioni di operazioni sospette alla Unità di informazione finanziaria (UIF) non dipendono da una soglia fissa, ma dalla valutazione complessiva dell’operazione rispetto al profilo del cliente, alla sua operatività abituale e alla provenienza dei fondi. La UIF ha chiarito esplicitamente che il sospetto deve fondarsi su “una valutazione degli elementi oggettivi e soggettivi disponibili” e che può riguardare fondi “indipendentemente dalla loro entità”.
Il tema delle soglie assume però un significato preciso per i trasferimenti dall’estero o verso l’estero. Per il monitoraggio fiscale internazionale, l’Agenzia delle entrate indica le operazioni di importo pari o superiore a 5mila euro come oggetto di comunicazione. Anche qui, però, una comunicazione non equivale automaticamente a un accertamento: è una segnalazione che entra in un sistema di analisi, non una contestazione diretta.
Chi riceve i soldi: cosa deve dichiarare e cosa deve conservare
Chi riceve denaro da un familiare non è tenuto a inserirlo nella dichiarazione dei redditi se si tratta di una donazione, di un regalo o di un prestito. La condizione è saperlo dimostrare quando serve. Nei controlli bancari, i versamenti non giustificati possono essere riqualificati come redditi non dichiarati, con conseguente accertamento fiscale. La giurisprudenza ha però chiarito che il solo accredito non è sempre sufficiente, da solo, a trasformare una somma in reddito tassabile: servono elementi concreti, e la natura familiare del trasferimento può risultare rilevante se documentata.
Per importi significativi, la documentazione minima è una scrittura privata firmata da entrambe le parti (chi versa e chi riceve) con data, importo, motivo del trasferimento e modalità di eventuale restituzione. Se si tratta di un prestito infruttifero, questa qualificazione va esplicitata per iscritto. Se invece i soldi non devono essere restituiti, è un errore chiamarlo prestito: una causale non coerente con i fatti è esattamente il tipo di contraddizione che alimenta le contestazioni in sede di verifica.
Il frazionamento: perché è l’errore peggiore che si possa fare
Dividere una somma elevata in più bonifici ravvicinati pensando di restare sotto soglie immaginarie è una strategia che produce l’effetto opposto. Il frazionamento è uno dei pattern che gli istituti di credito monitorano come segnale di possibile elusione. Un comportamento simile può apparire molto più anomalo di un singolo bonifico di importo pieno, perché suggerisce un tentativo deliberato di aggirare controlli che in realtà non funzionano per soglia fissa. Un bonifico completo con causale trasparente è sempre preferibile a una serie di micro-transazioni senza logica apparente.
Le aliquote sulle donazioni familiari: la mappa completa
Sul piano fiscale, le donazioni seguono un regime di aliquote e franchigie che dipende dal grado di parentela. Tra genitori e figli e tra coniugi si applica l’aliquota del 4% solo sulla parte che supera un milione di euro per ciascun beneficiario: fino a quella soglia, la donazione non genera imposta. Tra fratelli e sorelle la franchigia è di 100mila euro e l’aliquota del 6% si applica soltanto sulla parte eccedente. Per gli altri parenti fino al quarto grado si applica invece il 6% senza alcuna franchigia. Per i soggetti che non sono parenti, l’aliquota sale all’8%, sempre senza franchigia.
L’aspetto che molti trascurano: il profilo civilistico e il notaio
Oltre al tema fiscale, esiste una dimensione civilistica che riguarda soprattutto le donazioni di importo rilevante. Le donazioni di modico valore non richiedono formalità particolari, ma la modicità va valutata anche in rapporto al patrimonio di chi dona: una somma che per alcuni è modesta, per altri non lo è. Per importi significativi, o quando il denaro è destinato all’acquisto di un immobile, è prudente gestire il trasferimento con l’intervento di un notaio, non solo per la forma ma per prevenire contestazioni tra eredi.
Le donazioni effettuate in vita incidono sui rapporti successori attraverso il meccanismo della collazione: i figli che hanno ricevuto somme di denaro dal genitore in vita possono essere tenuti a computarle nella divisione dell’eredità. Una gestione disordinata di queste operazioni può trasformare un gesto di generosità in una fonte di conflitto tra fratelli al momento della successione.
La regola pratica si riassume in quattro punti: strumenti tracciabili, causale precisa che descriva la natura reale del trasferimento, nessun frazionamento artificioso, scrittura privata per importi significativi. Quando il denaro serve a comprare casa o quando le somme possono incidere sull’asse ereditario, il passaggio da un notaio non è un lusso.






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