Con temperature che in molte aree del Paese hanno già superato i 37-38 gradi e tassi di umidità che rendono il lavoro all’aperto una condizione di rischio reale, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge contenente, tra le altre misure, la reintroduzione delle tutele per i lavoratori esposti alle ondate di calore. La riunione si è tenuta a Palazzo Chigi sotto la presidenza di Giorgia Meloni.

Il provvedimento riporta in vigore norme già sperimentate negli anni precedenti: la possibilità, per le aziende, di sospendere o ridurre l’attività lavorativa quando le condizioni climatiche diventano eccezionali, con accesso agli ammortizzatori sociali senza gli oneri ordinariamente previsti.

Quando scatta: la soglia dei 35 gradi e la temperatura percepita

Secondo le linee guida dell‘INPS, la cassa integrazione per caldo si attiva quando la temperatura reale o percepita supera i 35 gradi. La soglia può tuttavia essere raggiunta anche al di sotto di questo valore, in presenza di umidità elevata, sforzo fisico intenso, esposizione diretta al sole o uso di dispositivi di protezione individuale che aumentano la temperatura corporea.

Le aziende possono presentare domanda utilizzando due causali distinte. La prima è “evento meteo” per “temperature elevate“, quando la sospensione viene decisa autonomamente dal datore di lavoro sulla base della valutazione del responsabile della sicurezza. La seconda è “sospensione o riduzione per ordine di pubblica autorità“, nei casi in cui esista un’ordinanza comunale o regionale che disponga la sospensione dell’attività. Entrambe rientrano nella categoria degli eventi oggettivamente non evitabili: non è richiesto l’esame congiunto preventivo con i sindacati e non è dovuta la contribuzione addizionale. La domanda va presentata entro 15 giorni dall’inizio della sospensione.

Chi è coperto: edilizia, agricoltura e tutti i lavori all’aperto

La misura garantisce ai lavoratori un’integrazione pari a circa l’80% della retribuzione per le ore non lavorate. I settori coinvolti sono quelli più esposti: edilizia, agricoltura, cave, logistica e tutte le attività svolte all’aperto o in ambienti non climatizzati.

Per i lavoratori agricoli, sia a tempo determinato che indeterminato, lo strumento di riferimento è la CISOA (Cassa Integrazione Speciale per gli Operai Agricoli). Le imprese non coperte dalla cassa integrazione ordinaria possono invece accedere al Fondo di Integrazione Salariale o ai fondi di solidarietà bilaterali del proprio settore.

Per le imprese edili e i comparti affini, le condizioni agevolate sono previste dal 1° luglio al 31 dicembre 2026, con il superamento di alcuni limiti ordinari normalmente applicati alla cassa integrazione quando la sospensione è causata da eventi climatici eccezionali.

Gli orari di stop e la piattaforma Worklimate

In molte regioni le ordinanze già adottate prevedono la sospensione nelle ore centrali della giornata, di solito tra le 12:30 e le 16:00, ma solo nei giorni e nelle aree in cui le mappe di rischio segnalano condizioni pericolose. Lo strumento di riferimento è Worklimate, la piattaforma sviluppata da INAIL e CNR che indica in tempo reale il livello di rischio termico per i lavoratori esposti al sole.

I dati disponibili mostrano l’efficacia di questo approccio: secondo uno studio pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology, dove si interviene con ordinanze basate sulle previsioni del rischio, gli infortuni sul lavoro si riducono in una misura compresa tra il 20 e il 40%. Nel 2025 le ordinanze avevano riguardato 18 regioni e oltre 2,3 milioni di addetti. Per il 2026, già prima dell’inizio dell’estate astronomica, 16 regioni ne avevano già emessa una, coprendo la quasi totalità del territorio nazionale ad eccezione di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige.

Le risorse stanziate e il quadro normativo

Il decreto stanzia 13 milioni di euro per coprire finanziariamente la misura nel 2026. Alcuni esperti, però, ritengono la cifra potenzialmente insufficiente rispetto alla reale portata del fenomeno: le stime dell’INPS indicano una spesa aggiuntiva potenziale compresa tra 150 e 200 milioni di euro annui, con l’obiettivo di ridurre i costi sociali degli infortuni e delle malattie da calore.