Ci è andato giù pesantemente Nino Di Matteo nel suo spot elettorale per l’elezione del Csm e lo ha fatto nel corso di una diretta streaming voluta dall’Anm. Prosegue così la campagna elettorale dei 16 Pm candidati a ricoprire i posti lasciati scoperti dopo lo scandalo che ha coinvolto i consiglieri togati di Unicost e Magistratura Indipendente rimasti coinvolti dal trojan di Luca Palamara.

Come riporta il Giornale di Sicilia, facce nuove e volti noti hanno deciso di scendere in campo e di mettere la faccia nella diretta della campagna elettorale trasmessa da Radio Radicale. Nino Di Matteo, il magistrato che ha indagato, tra l’altro, sulla trattativa Stato-mafia, ora alla Direzione nazionale antimafia, non ha usato giri di parole nel corso del suo spot elettorale di 15 minuti. “L’appartenenza a una cordata è l’unico mezzo per fare carriera e avere tutela quando si è attaccati e isolati, e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso”, ha detto Di Matteo nel suo affondo contro la “degenerazione del correntismo”.

“Al Csm – ha spiegato ancora Di Matteo – vorrei fare soprattutto il giudice dei magistrati fuori dal sistema, di quei colleghi che sono stati ostacolati nella loro attività. Nel momento più buio della magistratura ho sentito il bisogno e la voglia di mettere la mia umiltà e il mio coraggio per dare una spallata a questo sistema”. Di Matteo si è opposto al sorteggio dei magistrati considerandola “una proposta incostituzionale ed è devastante che i magistrati, che decidono su ergastoli o su patrimoni, o sulla vita dei minori, non possano avere l’autorevolezza per eleggere i rappresentanti al Csm”. No anche “riforme punitive”.

Toni forti, quasi rispondendo a Di Matteo, anche da parte del giovane pm di “Area” Fabrizio Vanorio della Dda di Napoli. “Quando Lotti, e ci tengo a ripetere due volte questo nome, assediava a Napoli i magistrati che si occupavano dell’inchiesta Consip, io l’ho detto, non sono stato zitto, e ho anche rilasciato una intervista”, ha rivendicato Vanorio per dimostrare che ci sono anime pulite anche nell’associazionismo. Sei le donne candidate, Anna Canepa per tanti anni a Genova, Grazia Erede da Bari, Anna Chiara Fasano da Nocera Inferiore, Simona Maisto da Roma, Tiziana Siciliano procuratore aggiunto a Milano, Paola Cameran dalla Corte di Appello di Venezia.