E il problema sarebbe Di Maio? Il fatto che il neo ministro degli Esteri non sappia dire di più che “the pen is on the table”? Che non abbia alcuna esperienza internazionale? E sia pure senza laurea. Beh, i motivi per essere “infastiditi” da questo incarico ci sono tutti, è vero. Però se il capello va spaccato in quattro va spaccato per tutti. E allora cerchiamo di fare un confronto all’interno del governo Conte bis

Perché ci indigniamo – e a ragione – dei vergognosi attacchi al ministro Teresa Bellanova? Quelli sul suo portamento, sulle sue scelte stilistiche, sulla silhouette neanche val la pena ricordarli, ci ha pensato Teresa a disinnescarli in un tweet che mostra, intelligenza, cuore, anima, la summa di una certa determinatezza tutta femminile. Caso chiuso. Brava Teresa. Sei tutte noi. Magari fossimo come te.

Sull’altro aspetto della polemica – la ministra con la terza media – beh su questo Teresa è molto più di tutte noi. E anche di un bel po’ di voi maschietti. Perché il ministro dell’Agricoltura del governo Conte bis per i pochissimi che non lo sanno ancora, all’età di 15 anni, nella sua amata Puglia rinunciò agli studi per andare a spaccarsi la schiena fra i campi e aiutare la famiglia. Si si, avete capito è stata una bracciante agricola. Avete presente le donne che alle tre del mattino – proprio in Puglia ma anche in Sicilia nel ragusano in particolare – aspettano i camioncini dei loro caporali? Quelle che magari sono anche vittime di violenza sessuale? Che lavorano per pochi spiccioli?

Ecco a quindici anni, Teresina la pasionaria comincia questa vita. E capisce presto che le donne sono l’anello debole di una catena di montaggio che si fonda sul bisogno da un lato e sulla sopraffazione dall’altro. E allora che fa Teresa, la giovane bracciante? Col papà si convince che a risolvere il dramma di chi lavora nei campi sia solo la militanza politica. Si iscrive al Pci, col papà, e comincia la formare la sua coscienza sociale e di lotta. E così ad esempio, la giovanissima Teresa capisce che uno dei modi per smarcarsi dal potere di chi gestisce il loro tempo, le loro paghe, le loro vite in buona sostanza, è organizzare i trasporti per le donne. O organizza il pullman delle braccianti. Lo fa che aveva sì e no fra i 18 e i 20 anni. Una mossa che ai caporali pare non sia piaciuta. E dai campi al sindacato e poi Teresa è diventata grande, prima il Pci e dopo tutto l’arco partitico fino al Pd. Lo capite perché Teresa Bellanova il tempo di andare a scuola e di prendersi la laurea non l’ha avuto? Certo è che è un ministro competente, forse fra i più competenti.

E allora Di Maio? Vi aspettavate: allora il Pd, eh…
Di Maio. Sulla sua biografia prima dell’ascesa grillina poco si sa. Certo non ha laurea. Ha certamente servito bibite al San Paolo. E questo non è infamante. La questione è la competenza, non la laurea. E allora va detto senza mezzi termini: Di Maio non è competente di politica estera.

Ha voluto, fortissimamente voluto, questa casella di peso per cercare di nascondere o di frenare la sua parabola discendente all’interno del M5S che ancora non è deflagrata nella sua totale interezza. Però – guarda te se bisogna difendere Di Maio… – il capo politico dei 5Stelle non è certo idiota. Si piazza in un ministero – la Farnesina – dove siede come segretario generale, tal Elisabetta Belloni. Il suo nome gira a ogni tre per due, a ricoprire un incarico di altissimo profilo istituzionale. Si è fatto il suo nome come prima donna possibile al Quirinale, prima donna a Palazzo Chigi, ministro di questo e di quello. Ecco Elisabetta Belloni è il prototipo della inossidabile funzionaria, altissima, dello Stato. Ci penserà lei a curare i primi passi del neonato ministro degli Esteri. Il quale, mostrando di avere una certa arguzia, chi ti nomina a capo di gabinetto? L’Ambasciatore Ettore Francesco Sequi, attuale Ambasciatore d’Italia a Pechino. Chi lo conosce non può non sostenere l’incredibile sagacia, l’intelligenza politica. Anche con questo incarico a fine carriera, Sequi mostra di sapercela tutta. Si tratta infatti di aver messo all’incasso il famoso accordo sulla via della seta che il governo Conte primo ha firmato solo qualche mese fa sollevando più di un qualche malumore fra gli alleati atlantici. Belloni e Sequi accompagneranno per mano il giovane e inesperto ministro degli Esteri.

E allora – seppure da profili completamente opposti – le storie di Gigi e Teresa dimostrano che il pezzo di carta in sé non significa nulla.
Giggino come Teresa direte voi? Sono tutti uguali? No. Perché a Di Maio al ministero degli Esteri non perdoneremo mai una scelta che ha già annunciato ai suoi. Luigi di sottostare al tour de force dei continui viaggi all’estero che normalmente fanno i ministri degli Esteri, non ha intenzione. Perché c’è da seguire da vicino il partito, c’è da tallonare i colleghi del Pd, c’è da non continuare a perdere posizioni. E quindi? Chi va all’estero in rappresentanza del governo italiano? Il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano. Lo ha detto Di Maio.

E no!! A tutto c’è un limite. Va bene che Di Maio non sa l’inglese, va bene che non ha la laurea. Ma Di Stefano faccia dell’Italia all’estero è troppo. A parte il carattere – ma chi è simpatico a tutti – al grillino nato a Palermo ma vissuto al Nord si attribuiscono inestimabili perle. Come quando scrisse su Fb che “il terrorismo islamico non esiste” oppure quando, prima di salire al governo, il primo governo Conte, sostenne che l’Italia avrebbe rivisto la sua partecipazione alla Nato. E il problema sarebbe Di Maio? Un appello: Luigi fai il ministro. Provaci. Ci puoi riuscire. E ricorda: “The pen is on the table”.