All’indomani della proposta di un permesso di soggiorno di sei mesi per gli extracomunitari, pronunciata anche a Stasera Italia su Retequattro, la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, dopo avere incassato il no di Vito Crimi del MoVimento 5 Stelle, a SkyTg24 ha fatto intendere che starebbe pensando alle dimissioni: «È evidente che se dovesse prevalere una opposizione strumentale e la mancanza di coraggio, la mia permanenza in questo ministero sarebbe del tutto inutile», ha affermato.

E ancora: «Chi ha proposto il reddito di emergenza lo ha proposto per 2 mesi. Ma io mi chiedo, ma tra due mesi è cambiata la situazione in Italia? Non è con l’assistenzialismo che cambiamo questo Paese, dare sussidio per due mesi non risolve il problema. Non è il reddito di emergenza che risolve il problema, con l’assistenzialismo distruggiamo futuro delle generazioni».

Bellanova, 61 anni, ha poi rincarato la dose così: «Siamo entrati nel Governo per farlo durare fino al 2023 ma per dare un contributo. Non si sta al Governo per fare tappezzeria, o si concorre a risolvere i problemi o altrimenti si è inutili».

Naturalmente è arrivato il sostegno del leader di Italia, Matteo Renzi, alla ministra: «Ci sono centinaia di migliaia di persone straniere che fanno i braccianti, le colf, le badanti. La proposta di Teresa Bellanova è di regolarizzare chi ha un lavoro, così da far uscire dall’illegalità e dal controllo della criminalità migliaia di persone. Regolarizzare per strappare dai circuiti dell’illegalità».

Anche Emma Bonino, senatrice di Più Europa, è d’accordo con la ministra: «Una marcia indietro sulla proposta coraggiosamente avanzata dalla Ministra Bellanova sarebbe un grave errore da tre punti di vista. In primo luogo, priverebbe il nostro sistema produttivo di un apporto di forza lavoro essenziale, anche in considerazione del fatto che gli stagionali intra-Ue sono ancora bloccati, come tutti, nei rispettivi Paesi. In secondo luogo, farebbe il gioco del caporalato criminale e costringerebbe centinaia di migliaia di persone alla schiavitù dello sfruttamento. In terzo luogo, priverebbe il bilancio dello stato di entrate fiscali e contributive annue da parte dei regolarizzati stimabili tra i 3 e i 4 miliardi di euro l’anno. Con la regolarizzazione, ci saranno più gettito, più lavoro e più legalità. Perché no?».

La senatrice ha poi aggiunto: «Ad ogni modo, la polemica interna alla maggioranza e al governo sulla regolarizzazione di centinaia di migliaia di stranieri che lavorano stabilmente in Italia, ma privi di un permesso di soggiorno conferma che sul Governo Conte II continuano a pesare tutti i veti e le ipoteche ideologiche ereditate dal governo Conte I».