La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha accolto il ricorso della Commissione europea per inadempimento nei confronti dell’Italia, riconoscendo che il sistema italiano di reclutamento del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) negli istituti pubblici di istruzione viola il diritto europeo per mancanza di misure contro l’abuso dei contratti a tempo determinato. È una condanna senza margini di ambiguità: l’Italia non ha rispettato le norme UE che prevedono limiti all’utilizzo dei contratti temporanei e favoriscono le procedure di assunzione a tempo indeterminato.
Come funziona il sistema italiano e perché la Corte lo ha bocciato
Il personale ATA viene assunto con contratti a tempo determinato per coprire temporaneamente posti vacanti. La stabilizzazione può avvenire solo tramite concorsi pubblici, ma questi non sono organizzati secondo una tempistica specifica e sono riservati ai lavoratori con almeno due anni di esperienza maturata con questo tipo di contratto.
La Corte individua tre problemi distinti.
- Il primo: il quadro normativo italiano non stabilisce “né una durata massima né un numero massimo di contratti temporanei per il personale ATA”;
- Il secondo: il requisito dei due anni di servizio per accedere ai concorsi di stabilizzazione incentiva di fatto l’utilizzo dei contratti a termine per quel periodo minimo, anche quando i posti coprono esigenze permanenti e durature;
- Il terzo: l’Italia non può invocare una necessità di flessibilità, perché la legislazione nazionale non prevede circostanze specifiche e concrete che giustifichino l’uso di contratti a termine successivi.
Nemmeno i concorsi organizzati nel recente passato sono stati ritenuti sufficienti dalla Corte, “a causa della loro natura occasionale e imprevedibile”.
La risposta del Ministero dell’Istruzione: “Norme risalenti, stiamo lavorando”
Il Ministero dell’Istruzione ha risposto riconoscendo il problema nella sua radice storica: “Le norme censurate dalla Corte di Giustizia sono molto risalenti nel tempo”. Le norme contestate sono contenute nel Testo Unico dell’Istruzione del decreto legislativo n. 297 del 1994, successivamente modificato dalla legge n. 124 del 1999 e dal D.M. n. 430 del 2000.
Il ministero spiega che “l’accesso ai ruoli del personale ATA avviene, ad oggi, attraverso procedure selettive riservate a soggetti con almeno 24 mesi di servizio a tempo determinato. Questo meccanismo, insieme ai vincoli sul turn over introdotti, ben prima di questa legislatura, nell’ambito della disciplina generale delle assunzioni nel pubblico impiego, ha determinato nel tempo un ricorso sempre maggiore ai contratti a termine, prima dell’immissione in ruolo a tempo indeterminato”.
La risposta concreta è un tavolo tecnico già aperto con le organizzazioni sindacali e una proposta normativa presentata “in vista di un prossimo provvedimento d’urgenza cosiddetto ‘salva-infrazioni’, attualmente allo studio del Governo, volta a superare in modo strutturale le contestazioni sollevate dalla Commissione europea”.
L’opposizione: “Il governo sapeva, ha scelto di non agire”
Le senatrici del PD Cecilia D’Elia e Susanna Camusso non usano mezze misure nella loro nota: “La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha emesso oggi una sentenza inequivocabile: l’Italia viola il diritto europeo sui contratti a tempo determinato nel comparto del personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola pubblica. Non è un avvertimento. È una condanna”.
Le due parlamentari descrivono la situazione dei lavoratori coinvolti: “Per anni, decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori ATA sono stati assunti con contratti brevissimi, rinnovati senza limiti, senza tutele, senza alcuna procedura selettiva degna di questo nome. Nessuna durata massima, nessun tetto ai rinnovi, nessuna programmazione. Il tutto mentre svolgevano, ogni giorno, funzioni permanenti e strutturali per il funzionamento delle scuole italiane”.
L’attacco al governo è diretto: “Il governo sapeva. Ha scelto di non agire. Ha invocato la ‘flessibilità’ come alibi, mentre costruiva un sistema che la Corte Ue definisce senza mezzi termini: abusivo. I concorsi per la stabilizzazione? Imprevedibili e organizzati senza programmare il fabbisogno reale di personale. Questo non è un sistema di reclutamento: è la certificazione di un fallimento”.
Le richieste dell’opposizione: “Un piano serio e calendarizzato di concorsi ordinari per il personale ATA, l’adeguamento della normativa ai principi europei, il riconoscimento pieno dei diritti di chi ha subito anni di contratti abusivi”.






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