Saranno con ogni probabilità circa 100mila i nuclei familiari che si vedranno revocato il Reddito di cittadinanza per non aver integrato le domande presentate dopo i sei mesi transitori dall’entrata in vigore della norma di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà.

Il dato proviene dall’Inps che nelle scorse settimane aveva inviato a più di 500mila avvisi tramite sms o messaggio di posta elettronica per invitarli ad integrare le domande con la documentazione necessaria. Nel mese di ottobre infatti erano scaduti i sei mesi transitori dopo che il decreto era stato convertito in legge introducendo modifiche sulla documentazione da presentare per aver accesso al Reddito di cittadinanza.

Secondo i dati forniti dall’Inps avrebbero risposto all’appello l’80% dei nuclei familiari interessati all’integrazione mentre il restante 20% non avrebbe fornito risposta perdendo di fatto il diritto al sussidio.

Le integrazioni riguardavano principalmente l’attestazione di non essere soggetto a misure cautelari e di non aver riportato condanne definitive nell’ultimo decennio. Altro tipo di integrazione era chiesto ai beneficiari del sussidio extracomunitari che avrebbero dovuto produrre certificazioni dall’autorità competente dello Stato d’origine sulla composizione del nucleo familiare e il possesso dei requisiti per accedere al Reddito di cittadinanza.