Affitta una stanza a Noto a dei turisti ma una volta arrivati, trovano la proprietaria della casa, ignara dell’accaduto. E’ scattata così la denuncia per un uomo a Noto. 

L’affitto e la truffa

I Carabinieri della Stazione di Noto (SR), hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Siracusa un netino che, tramite un profilo social, pur non avendone la materiale disponibilità, aveva affittato a dei turisti un’abitazione al Lido di Noto, ricevendo un acconto di 600 euro a fronte dei 1.200 pattuiti.  I malcapitati, giunti presso l’abitazione, hanno trovato all’interno della stessa la proprietaria, ignara della trattativa.

Indagini in corso

Sono in corso accertamenti volti a verificare ulteriori episodi dello stesso tipo e finalizzati ad evitare che turisti e proprietari possano trovarsi coinvolti in simili spiacevoli situazioni.

Conto corrente svuotato da una truffa on line, Palermitano risarcito

Un conto corrente, svuotato in due giorni da una truffa online. È quanto accaduto nel maggio 2021 a un giovane lavoratore palermitano, titolare di una carta “PostePay Evolution”, che si è accorto di non avere più disponibilità sul proprio conto nonostante la certezza del contrario. Sorpreso per l’accaduto, essendo sicuro della disponibilità del conto, fece una lista movimenti e con amara sorpresa, scoprì che il suo saldo era di poco più di un euro e che erano state fatte diverse operazioni on line in favore di soggetti sconosciuti, da lui mai autorizzate, per un totale di oltre 4 mila euro.

La denuncia ai carabinieri

Capendo di essere stato vittima di un furto, il palermitano bloccò la carta e presentò denuncia ai carabinieri, chiedendo immediatamente il rimborso della somma. Ma il giorno dopo l’accaduto, PostPay rispose che “da riscontri sulle evidenze elettroniche in nostro possesso ed a valle degli approfondimenti effettuati, è emersa la legittimità delle stesse transazioni. Siamo pertanto spiacenti di doverle comunicare che non è possibile accogliere la sua richiesta di rimborso”. Amareggiato ma certo delle proprie ragioni, la povera vittima ha quindi deciso di rivolgersi allo studio legale Palmigiano e associati, che da anni si occupa di casi di truffe online e phishing, e con l’assistenza a gratuito patrocinio, degli avvocati Alessandro Palmigiano e Mattia Vitale, iniziò un contenzioso davanti al giudice di pace di Palermo.

La tesi dei legali

La tesi dei legali era chiara: il loro cliente non aveva mai avuto alcun rapporto con i beneficiari dei bonifici e non aveva approvato tali operazioni e, dunque, il sistema di PostePay non era sicuro. Il caso del giovane palermitano dimostrava che chiunque, in qualsiasi momento e senza particolari difficoltà, ha la possibilità di accedere sul profilo personale di un correntista, effettuare operazioni di pagamento e, di conseguenza, privarlo dei risparmi. Si tratta di un sistema non sicuro, a differenza di quello adottato da altri istituti di credito, quali per esempio il sistema Bs secure code, che aumenta il sistema di sicurezza tramite la richiesta dell’autentica dell’utente per effettuare pagamenti o altri sistemi simili.

Gli obblighi delle banche

Sulla base delle norme che regolano la materia, gli istituti di credito hanno specifici obblighi per rendere sicuri i sistemi operativi, al fine di evitare che terzi possano accedere alle credenziali dei clienti ed effettuare, come avvenuto in questo caso, operazioni fraudolente. Con la sentenza n. 2164/2022, appena emessa, il giudice di pace Antonino Galatolo ha condannato PostePay a rimborsare al correntista l’intera somma derubata, accogliendo totalmente la tesi di Palmigiano e associati.

“Sono lieto della sentenza, che interviene in una casistica molto diffusa – ha dichiarato Alessandro Palmigiano, managing partner dello studio legale – poiché le norme a tutela del correntista, in particolare il decreto legislativo n.11/2010, recentemente modificato dal decreto legislativo n.218/2017, stabiliscono precisi obblighi a carico delle banche e di Poste, che sono tenuti, per esempio, ad assicurare che le credenziali di sicurezza non siano accessibili ad altri ed a verificare l’identità dell’utente che effettua le operazioni adottando il miglior sistema tecnologico esistente e, se non lo fanno, devono restituire le somme sottratte illecitamente al cliente”.