Una volta, quando pensavamo ad una giornata di sole, mare e spiaggia, ci immaginavamo già in una caletta d’acqua azzurra cristallina e sabbia soffice. Oggi l’amaro sconforto: arriviamo a destinazione, ma l’acqua è verde.

Bastano pochi giorni di temperature vicine ai 28 gradi e un mare particolarmente calmo, che l’acqua cambia colore. E’ l’incubo dei bagnanti, ma ha un nome. Si chiama Ostreopsis ovata, una microalga tossica trasportata per i cambiamenti climatici dalle acque tropicali e subtropicali nel Mediterraneo, prosperando dagli anni Settanta in poi per il caldo sempre più torrido e l’acqua stagnante che non consente un ricambio.

Abbiamo chiesto all’ecologa palermitana Virginia Amato di aiutarci a capire il fenomeno, le ricadute sulla nostra salute e come difenderci, ammesso che non sia già troppo tardi.

“L’Ostreopsis è visibile ad occhio nudo solo nel momento in cui fiorisce, quando le cellule si riproducono massivamente e si ammucchiano sul fondo in filamenti di colore marrone-ruggine. Rientra tra le 300 alghe marine tossiche con una capacità di crescita e una fioritura così abbondante da rendere la superficie dell’acqua rossa, gialla, verde, ma anche bianca e schiumosa. Oppure marrone come nel caso dell’Ostreopsis”.

Al di là della vista che non è piacevole, è dannosa per la nostra salute a seconda dell’intensità di palitossine rilasciate, che sono tra le più potenti tossine marine che avvelenano i prodotti ittici.“L’Ostreopsis è responsabile di una serie di intossicazioni dovute, non solo per il consumo di pescato contaminato (molluschi, crostacei o pesci), ma anche per l’inalazione delle tossine diffuse nell’ambiente circostante durante le fioriture, e per il contatto diretto della pelle con l’acqua di mare. Per questo in certi casi si raccomanda di non sostare in certi litorali”.

Quando si parla di alga tossica nei mari italiani in realtà ci si riferisce solo all’Ostreopsis. Finora sono stati accertati solo una trentina di casi letali per ingestione di pesci contaminati, soprattutto nel Sud-est asiatico, dove il consumo di prodotti ittici è molto alto. “La Sicilia è una delle regioni da tenere sotto controllo, ma non c’é una condizione ambientale di emergenza, che si verifica invece solo quando l’indagine delle acque rileva una concentrazione di 30mila cellule per litro. Ci sono state segnalazioni di malessere lungo la costa palermitana, bagherese e trapanese a partire dal 2005 e 2006. Da allora si sono verificate numerose altre fioriture di Ostreopsis ovata, ma il numero di casi non ha mai raggiunto i livelli di allora”.

L’ultima allerta risale a luglio scorso. L’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) ha rilevato a Palermo, nella zona di Vergine Maria, una concentrazione oltre i limiti di Ostreopsis ovata. Un’ordinanza sindacale ha vietato la balneazione, invitando anche i cittadini a non sostare nelle immediate vicinanze.

“Questo non esclude che dopo qualche giorno il divieto possa cessare, basta la corrente di una mareggiata per spazzare via il rischio di tossicità. Le condizioni ambientali per le fioriture possono cambiare nell’arco di pochi giorni e in qualunque litorale. In generale, sono legate a condizioni meteo-marine stabili, dove non ci sono onde e l’acqua supera i 22-25 gradi, dal modo con cui la luce interagisce con la temperatura del mare e con i microrganismi che ci vivono. Per questo è più facile che la fioritura si sviluppi nelle piccole baie e insenature semichiuse, o dietro barriere di scogli naturali o artificiali”.

Il fatto, ad esempio, che l’acqua spesso a Mondello abbia un colore diverso non deve allarmare perché “il più delle volte è dovuto ad un aumento di proliferazione di alghe, che non sono necessariamente tossiche. Non dimentichiamo che le alghe si moltiplicano quando hanno a disposizione, oltre alla luce, anche grande concentrazione di nutrienti, come fosforo e azoto, riversati da alcune attività, come scarichi e deiezioni animali e umani (urine e feci)”.

“L’importante è rispettare i cartelli che suggeriscono di allontanarsi da una determinata spiaggia, soprattutto per chi ha problemi respiratori, perché le acque di balneazione sono sempre monitorate dalle Agenzie regionali per l’ambiente (Arpa) e bisogna fidarsi. Ci sono leggi stringenti”.

Dal 2010 in Italia, da giugno a settembre, è diventato obbligatorio effettuare controlli. In Sicilia il campionamento, nei mesi più caldi di luglio e agosto, avviene ogni 15 giorni. “Per difendersi, basta allontanarsi anche solo di una decina di metri per eliminare o attenuare il malessere. In altri casi più gravi è necessario recarsi al pronto soccorso, evitando le cure fai da te. Questo vale anche nel caso di intossicazione per via alimentare, anche bevendo accidentalmente acqua durante una nuotata, o per contatto con la pelle. I disturbi, che si possono manifestare con vomito, diarrea, dolori articolari, tosse, febbre, difficoltà respiratorie, dermatiti e congiuntiviti, si presentano dopo 2 – 6 ore. Se non sono gravi regrediscono dopo 24-72 ore senza complicazioni”.