Scatta l’ultima fase per la chiusura definitiva delle 511 vecchie discariche sparse per la Sicilia. Il percorso da seguire è stato indicato in una delibera approvata dal governo Musumeci, su proposta dell’assessore all’Energia Alberto Pierobon. La Regione, in sostanza, sta anticipando i tempi per arrivare alla soluzione del problema che si trascina da decenni.

Grazie alla convenzione stipulata con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e il dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale dell’Università La Sapienza di Roma, per effettuare l’analisi di rischio dei siti, decine di discariche potranno essere cancellate immediatamente dall’elenco perché ritenute sicure. Il risultato delle verifiche è atteso a giorni. Per gli altri siti bisognerà intervenire con lavori di messa in sicurezza.

“Serviranno ingenti risorse – spiega Pierobon – e per questo stiamo anticipando l’attività da svolgere in chiave strategica. Attraverso un confronto con le altre Regioni stiamo individuando il costo medio per ettaro dei lavori a vari livelli di bonifica. In questo modo, una volta avuta contezza della dimensione dei siti su cui intervenire, avremo anche una stima accurata delle somme necessarie e potremo avviare un confronto col ministero, per ottenere le risorse e chiudere la partita nel più breve tempo possibile”.

Le 511 discariche sono nate nei decenni passati quando la normativa ambientale era più permissiva. Una volta esaurite sono venute a mancare regole e risorse per la loro chiusura definitiva. Il governo Musumeci si appresta adesso alla risoluzione del problema.

I problemi erano nati perché molte discariche dismesse erano state realizzate quando la normativa era più permissiva e la procedura di chiusura non era stata ancora disciplinata. Le regole sono state introdotte nel 2003, quando la nuova legge ha stabilito che spetta al Comune chiudere l’iter con un provvedimento che segna il passaggio dalla gestione operativa a post-operativa.

Per molte vecchie discariche, però, questo dato è assente e la mancanza di una data certa ha causato gravi ritardi. Ecco perché il governo Musumeci è intervenuto in via amministrativa.

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