“Non c’è peggiore povertà di quella che non ci permette di guadagnarci il pane”. Con i cartelloni che richiamano le parole di Papa Francesco, di Papa Benedetto XVI e dello stesso Arcivescovo Corrado Lorefice (“Il dialogo è sempre più forte di minacce ed intimidazioni”), questa mattina una rappresentanza di esercenti del settore cerimonie ha dato vita a un sit-in pacifico davanti alla Curia Arcivescovile di Palermo, in via Matteo Bonello.
Dai negozi di bomboniere ai fotografi, fino ai dj: i lavoratori del settore sono scesi in piazza, guidati da Confimprese Palermo e dal Comitato Fede, Economia e Comunità. Nel mirino della protesta c’è la “rivoluzione del catechismo”, il nuovo modello che ha allungato i tempi per l’amministrazione dei sacramenti, congelando di fatto i festeggiamenti e mettendo in ginocchio l’indotto economico che ruota attorno alle Prime Comunioni.

Tensione a piazza Diocesana: commercianti incatenati

La manifestazione si è svolta in modo pacifico, ma non sono mancati i momenti di forte tensione emotiva. Durante il sit-in, infatti, alcuni manifestanti si sono incatenati per pochi minuti a una cancellata della Curia, invocando a gran voce “dialogo, dialogo” e mostrando i cartelloni ai passanti e ad alcune famiglie accorse per solidarietà.

L’obiettivo era ottenere un incontro immediato con i vertici ecclesiali. Tuttavia, l’appello degli esercenti è caduto nel vuoto: i commercianti non hanno ricevuto alcuna risposta e i cancelli della Curia sono rimasti chiusi.

Felice (Confimprese): “Così si blocca tutto per anni, pronti a proteste social”

A spiegare i motivi della mobilitazione è Giovanni Felice, presidente di Confimprese Palermo, che entra nel merito del nuovo progetto diocesano per Comunioni e Cresime: “Leggendo il nuovo piano, per i primi tre anni non si possono somministrare i sacramenti. La preparazione tecnica alla Prima Comunione si ferma al terzo anno e a giugno i bambini sarebbero pronti: invece, secondo le nuove linee, si devono aspettare ancora altri due anni. Nella maggior parte delle parrocchie il catechismo si fa una volta a settimana o ogni due settimane. Con un totale di 195 ore, rendendo il percorso più intensivo e raddoppiando le ore, si potrebbe tranquillamente abbreviare il percorso”.

Felice lancia poi una provocazione e annuncia nuove battaglie: “Dopo tre anni i bambini sono pronti o no? O forse la Chiesa ha paura di perdere il fedele? Da domani ci organizzeremo con nuove attività di informazione e di protesta via social attraverso i canali di tutte le nostre aziende”.

Il dramma del settore: “Costretti a licenziare il personale”

La delusione tra gli operatori commerciali è palpabile. Giuseppe Veniero, titolare dell’omonimo negozio, commenta amaro: “Abbiamo manifestato pacificamente, non abbiamo nulla da recriminarci. Anche se non c’è stata l’apertura che speravamo da parte della Chiesa, continueremo a stare uniti. Siamo circa in 250 ad aver aderito alle motivazioni della protesta”.

Ancora più duro il commento di Domenico Fanciuso, rappresentante del settore cerimonie e dj: “Chiediamo solo un dialogo. A causa di questo blocco siamo costretti a licenziare il personale. Le tradizioni e la religione vanno a braccetto. Stanno togliendo la magia della prima comunione ai bambini, costringendoli a farla quando saranno ormai adolescenti”.

La proposta transitoria per salvare le famiglie

Per sbloccare lo stallo, Confimprese Palermo ha presentato una proposta formale che riguarda i bambini che, al momento dell’introduzione del nuovo modello, avevano già superato l’età prevista per iniziare il percorso, rimanendo di fatto penalizzati. L’associazione chiede alla Curia di valutare un percorso integrativo e intensivo limitato a una fase transitoria, permettendo ai ragazzi di recuperare la preparazione necessaria e rientrare progressivamente nel nuovo sistema senza subire ingiustificati ritardi.