“Abbiamo condiviso il nuovo assetto dei Beni Culturali Siciliani, lo dimostra una nostra relazione che abbiamo depositato durante gli incontri, di natura concertativa, svoltisi presso il Dipartimento Regionale della Funzione Pubblica alla presenza del Segretario Generale della Regione Siciliana, ma è da anni che andiamo dicendo che nei siti culturali siciliani il personale opera in condizioni di scarsa vivibilità, in condizioni ambientali precarie, in locali non climatizzati, tutte condizioni già abbondantemente note al vertice assessoriale. Abbiamo anche più volte rivendicato il potenziamento degli organici del personale in servizio presso ciascun sito culturale, di dotare i siti di tecnologie per rafforzare il sistema di sicurezza, mettendo in primo piano soprattutto la salvaguardia dei lavoratori.”

A dichiararlo sono Michele D’Amico, responsabile regionale del Cobas/Codir per le politiche dei beni culturali, e Simone Romano, coordinatore regionale del Cu.Pa.S./Codir (Custodi del Patrimonio Culturale Siciliano) movimento che aderisce al Cobas/Codir.

Il Cobas/Codir chiede, quindi, una svolta strategica al governo Musumeci per superare le croniche carenze strutturali e di manutenzione di tutti i siti e degli uffici dei beni culturali, a incominciare dalle condizioni igienico-sanitarie: in alcuni siti, in inverno si gela, in altri invece, d’estate, le temperature torride mettono a rischio la salute del personale che vi opera, dei visitatori e a dura prova la stessa sicurezza delle opere d’arte custodite.

E il Cobas/Codir porta anche qualche esempio. All’interno del Museo di Messina recentemente inaugurato – come dimostra un video diffuso sui social da alcuni turisti – la temperatura e l’umidità raggiungono livelli intollerabili e i visitatori reclamano, pretendendo la restituzione di quanto pagato per il biglietto di ingresso. All’interno delle sale, rossa e verde, di Palazzo Abatellis, i climatizzatori sono guasti. Anche presso i Musei di Caltanissetta e di Gela i climatizzatori sono vecchi e non funzionanti. Al Museo Pepoli di Trapani solo una piccola parte dell’intero complesso, esattamente Pinacoteca e Sezione Archeologica, risultano climatizzati, mentre nella parte restante, circa l’80% del complesso museale, la temperatura interna raggiunge temperature inaccettabili. Anche i musei di Centuripe, Morgantina e Aidone – solo per fare qualche ulteriore esempio – non hanno climatizzazione; Piazza Armerina, invece, ha i termoconvettori che però funzionano solo per erogare aria calda. All’interno del Baglio Florio, Museo sito nel Parco di Selinunte, i climatizzatori, invece, sono nuovi di zecca, ma hanno funzionato soltanto per collaudo: infatti, per potere funzionare, necessitano di un’adeguata cabina elettrica. Infine, nelle biglietterie di quasi tutti i siti archeologici e museali, il personale opera in condizioni di alto rischio senza nessun aiuto tecnologico per la videosorveglianza, di teleallarme, in condizioni ambientali fatiscenti e in locali senza climatizzazione.

“Nella gestione dei beni culturali, sostengono – D’Amico e Romano – non bisogna inventare nulla di nuovo se non gestire al meglio ciò che già esiste, non ci si può più permettere di vedere aree archeologiche sporche o che prendono fuoco al primo sole estivo, musei, ancora, con standard vecchi. Il sistema dei beni culturali necessita di quotidiana manutenzione e di innovazione, di recuperare la memoria storica e creare, contemporaneamente intorno al Bene, una nuova concezione di valorizzazione.”

“Chiediamo, pertanto, al Presidente della Regione nella sua veste di assessore ai Beni culturali e al Dirigente Generale del ramo – concludono Michele D’Amico e Simone Romano – di non sottrarsi al confronto e di avviare un’immediata stagione per rilanciare investimenti e ammodernamento della “macchina dei Beni culturali”, tendente a qualificare l’intero sistema dei beni culturali siciliani e la qualità delle condizioni lavorative di tutto il personale.”