Una legge di più di 13 anni fa, un piano del compianto assessore Sebastiano Tusa e la sentenza dello scorso febbraio della Corte Costituzionale che ha dato loro ragione non sono bastati per mettere fine alla vertenza dei catalogatori della Regione siciliana. Si tratta di lavoratori tutti altamente specializzati, tutti vincitori di concorso e tutti ancora in attesa di transitare definitivamente nei ruoli dell’Assessorato regionale dei Beni culturali. Negli anni hanno ricevuto tante promesse, mai mantenute, e adesso chiedono che la loro situazione venga affrontata seriamente dal governo regionale. Anche perché, assumendo direttamente questo personale, la Regione risparmierebbe quasi 1,4 milioni di euro ogni anno”.

A dirlo sono i segretari generali delle federazioni regionali della Funzione pubblica Cgil, Cisl e Uil, Gaetano Agliozzo, Paolo Montera ed Enzo Tango, che hanno siglato una nota, indirizzata a Governo regionale e Assemblea regionale siciliana, per chiedere di essere ascoltati in V Commissione “Lavoro”, guidata dal presidente Luca Sammartino.

“Nel corso dell’ultima audizione, a luglio scorso – è ricordato nella nota – era stato assunto un preciso impegno, quello di istituire, in tempi brevi, un apposito tavolo tecnico da tenersi alla presenza dell’Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, dell’Assessorato della Funzione Pubblica e del Personale e delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil. A fronte di ciò, ha fatto seguito soltanto una richiesta di parere all’Ufficio Legislativo e Legale. Come se non bastasse, è giunta notizia di una possibile richiesta da parte dell’Assessorato dei Beni culturali alla Servizi Ausiliari Sicilia, che sembrerebbe essere finalizzata, a modificare il contratto di servizio che ad oggi determina le attività svolte da questo personale”.

“Troppi punti oscuri in questa vicenda – concludono Agliozzo, Montera e Tango. – È tempo di avere delle risposte e di comprendere quali siano le reali intenzioni di questo Governo in merito ai catalogatori. Basta temporeggiare e chiedere pareri quando la strada è già indicata dagli atti che sono stati prodotti sino a oggi. Non c’è ragione di tenere ancora nel limbo questi lavoratori, fondamentali, tra l’altro, per la tenuta di alcuni uffici della pubblica amministrazione regionale”.