Anche la Sicilia fronteggia l’emergenza Coronavirus.
Tre le persone contagiate nell’Isola, fanno tutte parte di una comitiva di turisti arrivati dalla Lombardia a Palermo. La comitiva si trova adesso in quarantena.

Intanto in città ma anche in provincia si respira oggi un clima surreale.
Le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse per decisione della Regione che ha emanato una apposita ordinanza. Le lezioni sono sospese fino a lunedì 2 marzo. L’esigenza ufficiale è quella di sanificare le aule. Anche l’Università di Palermo ha deciso di rinviare l’avvio delle lezioni del nuovo semestre. Le aule resteranno chiuse fino al 9 marzo.

Nonostante non ci sia un focolaio di infezione a Palermo, nella popolazione la paura è tanta.
La corsa all’accaparramento di generi alimentari e l’acquisto in dosi massicce di disinfettanti per le mani e mascherine ne sono testimonianza.

Ieri intanto si è tenuta l’audizione in commissione Sanità dell’Assemblea siciliana dell’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, che ha riferito sulle misure adottate e in corso per l’emergenza Coronavirus.

Ci saranno tende da campo nei dipartimenti di emergenza e accettazione di secondo livello degli ospedali dell’isola per il primo triage dei pazienti che manifestano sintomi influenzali in modo da evitare il passaggio nei pronto soccorso, prevista la realizzazione di stanze a pressione negative per aumentare il numero dei posti considerando che sono 64 in Sicilia quelli per malattie infettive, istituito un numero verde (800458787) per dare informazioni ai cittadini, 30mila mascherine in arrivo per il personale sanitario.

Anche i medici e gli odontoiatri della provincia di Palermo, si sono incontrati nella sede dell’Omceo, per fare il punto della situazione proprio con il presidente dell’Omceo Toti Amato.

“Servono più informazioni – questo il loro appello – presidi sanitari di protezione e direttive specifiche. In una situazione improvvisa e difficile, decisioni autonome rimandate alla nostra discrezionalità sono pericolose perché noi medici restiamo comunque obbligati alle norme vigenti, pena un intervento della magistratura a emergenza finita”.

I medici siciliani hanno segnalato quelle che ritengono le priorità indifferibili del momento. Per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale (Dpi) indicati dal ministero: “Dotazione di guanti, mascherine, occhiali, camici monouso e contenitori per il trasporto del materiale utilizzato durante le visite domiciliari. Assistere la popolazione – hanno ribadito i medici – senza questa attrezzatura è una minaccia alla sicurezza e alla salute per sé e per i pazienti. Una condizione che peggiora nel caso di pazienti asintomatici, anche se da ieri è stato inibito il libero accesso agli ambulatori e sostituito con visite programmate e precedute da un primo contatto telefonico con il paziente”.

In merito al triage telefonico e alle relative direttive ministeriali hanno sostenuto: “Oggi l’accesso agli studi di medicina generale e dei pediatri deve avvenire dopo una prima selezione al telefono per una prima diagnosi, un triage a distanza per individuare i casi sospetti di coronavirus rispetto agli altri di routine sulla base di una scheda/questionario. Le schede dovranno essere distribuite in modo capillare a tutti i medici, molti non ne sono a conoscenza. Chi ce l’ha, nel caso di un contagio sospetto, non sa a chi inviarla”.

E ancora, certificazioni mediche: i professionisti hanno chiesto poi indicazioni precise e chiarimenti anche dall’Inps su cosa fare per i casi a rischio. La legge oggi prevede una visita medica del medico di base o di continuità assistenziale, convalidata dal medico fiscale. “Cosa bisogna scrivere nel certificato che assegna un periodo di quarantena ad un soggetto sospetto per ridurre un possibile rischio di diffusione del virus? La decisione non può spettare a noi medici. Finita l’emergenza da Coronavirus, potremmo rimanere coinvolti in procedimenti giudiziari”.

Infine i medici hanno ribadito l’urgenza della massima diffusione dei vademecum ministeriali: “Sono ancora sconosciuti da molti medici e dalla popolazione, la cui collaborazione è fondamentale”.

Intanto il governatore Musumeci interviene in merito alla notizia secondo la quale la città di Messina è stata individuata come porto sicuro per la nave Sea Watch con a bordo 194 persone soccorse nei giorni scorsi al largo della Libia.

“Faccio appello al presidente Conte: dal governo regionale siciliano – dice Musumeci – è arrivato finora un responsabile atteggiamento rispetto alla gestione unitaria di questa emergenza. Ma serve reciprocità. Avevo chiesto ieri e ribadisco oggi: in un contesto di allarme come quello attuale, suona come una sfida al popolo siciliano pensare di fare sbarcare altri 194 migranti in Sicilia. Una quarantena a bordo è indispensabile o, se le autorità ritengono che la nave non lo consenta, si interloquisca con le autorità competenti e si diriga in altri porti”.