La resa dei conti nella Democrazia Cristiana si consuma sull’asse Roma-Palermo, decretando lo scontro totale tra la nuova segreteria nazionale guidata dal deputato siciliano Carmelo Pace e l’ex reggente Gianpiero Samorì. Una guerra iniziata con le dimissioni di Totò Cuffaro seguire da un commissariamento del partito in Sicilia deciso da Samorì dal quale partì lo scontro. Con l’ultimo provvedimento della Direzione Nazionale, la battaglia politica ha ufficialmente abbandonato le sedi di partito per trasferirsi nelle aule di tribunale.

L’atto finale fra ieri e oggi: Il deferimento ai probiviri e l’azione legale

L’atto finale della crisi interna si è consumato a Roma, dove la Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana ha deliberato il deferimento di Gianpiero Samorì al Collegio dei Probiviri. La presidenza, supportata dal neo-segretario Carmelo Pace e dal presidente nazionale Renato Grassi, ha disconosciuto in blocco i pre-congressi territoriali organizzati da Samorì, definendoli privi di valore statutario. Per blindare il marchio del partito, Grassi ha formalmente incaricato i legali di fiducia di intraprendere azioni giudiziarie d’urgenza a tutela del nome e del simbolo della DC.

Tra giorni fa, il 12 Ottobre: L’affondo di Samorì e il j’accuse contro Cuffaro

Soltanto ventiquattro ore prima del provvedimento, lo scontro era divampato pubblicamente. Gianpiero Samorì, muovendosi ancora nella veste di segretario nazionale facente funzioni, aveva sferrato un duro attacco frontale contro l’organigramma del partito.
Contestando le convocazioni e i provvedimenti organizzativi diramati da Carmelo Pace, Samorì aveva dichiarato le decisioni del rivale «giuridicamente inesistenti, nulle ed illegittime». In quell’occasione era arrivata la provocazione politica più pesante: Samorì aveva affermato che lo scudocrociato non poteva più essere gestito come il «partito personale del senatore Salvatore Cuffaro», annunciando una mobilitazione congressuale autonoma fissata a Roma per fine ottobre per “riprendersi” il movimento.

Fine Settembre – 2 Ottobre 2026: Il “ribaltone” e l’elezione di Carmelo Pace

La radice della spaccatura risale alla fine di settembre, culminando nei lavori del Consiglio Nazionale del 2 ottobre. È in questo momento che avviene la svolta: il capogruppo all’ARS (Assemblea Regionale Siciliana) Carmelo Pace viene eletto nuovo segretario nazionale della Democrazia Cristiana, raccogliendo il testimone proprio dalle dinamiche legate a Totò Cuffaro.
Questa nomina, finalizzata a estendere a livello nazionale il solido modello elettorale radicato in Sicilia, ha immediatamente innescato la reazione della minoranza. Samorì ha fin da subito contestato la validità dell’assemblea, sostenendo che lo stesso Consiglio Nazionale fosse ormai decaduto per la perdita della maggioranza dei suoi componenti, dichiarando l’elezione di Pace del tutto illegittima. Un corto circuito istituzionale interno che, in pochi giorni, è passato dal dibattito politico alle carte bollate degli avvocati.

La replica di Samorì giunta in redazione

Dopo la pubblicazione degli articoli che ripercorrono la vicenda Giampiero Samorì ha recapitato in redazione, a strettissimo giro, una sua replica che pubblichiamo integralmente  per dare spazio democratico a tutte le parti in causa:

“Scrivo la presente per esercitare il mio diritto di replica circa articoli apparsi martedì 14 ottobre relativi ad una fantomatica riunione della Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana – scrive l’avvocato samorì – cui sarebbero conseguite nell’ordine:

a) la sospensione dell’On. Salvatore Giuffrida dalla carica di Commissario Regionale Sicilia del Partito;

b) l’assunzione del coordinamento della Segreteria Nazionale a Riccardo Galioto;

c) la proroga del tesseramento al 31-12-2026.

Al riguardo preciso che:

1.- L’On. Carmelo Pace non è Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana, né responsabile ad interim del Partito in Sicilia, essendosi autonominato in forza di una inesistente delibera del Consiglio Nazionale decaduto, delibera altresì nulla.

2.- Per conseguenza rimane priva di qualsiasi giuridico valore la altresì fantasiosa riunione della Direzione Nazionale, convocata da organo inesistente e, a cascata, prive di effetto tutte le relative delibere e gli incarichi attribuiti.

Con l’occasione segnalo che il Congresso Nazionale del Partito, l’unica sede deputata a svolgere libere, democratiche e legittime elezioni, è convocato per il prossimo 24 – 25 ottobre a Roma presso l’Hotel Enfrige.

E’ auspicabile che l’On. Pace e gli iscritti che a lui fanno riferimento partecipino al dibattito congressuale, canalizzando nel solco della legalità e della democrazia, anziché in improvvide e illegittime iniziative, le loro idee, delle quali senz’altro il Partito terrà debito conto”.

Naturalmente questa la posizione odierna di Samorì che sarà al centro del dibattito nelle sedi opportune