“Basta scuse. Non ci sono alibi che tengano per giustificare il fatto che nel 2019, una città come Palermo debba ancora aspettare per avere una gestione dei rifiuti decente. Occorre fare partire subito un piano operativo che organizzi nel volgere di pochi mesi la differenziata porta a porta estesa a tutta la città, facendo sparire i cassonetti e, contestualmente, avviando un serio sistema di controlli e sanzioni per i cittadini che non si adegueranno”. Così la Legambiente di Palermo, che in una nota richiama l’amministrazione comunale a un atto di responsabilità e di coraggio politico rispetto alla questione dei rifiuti urbani che, se negli ultimi mesi è letteralmente sfuggita di mano, è un tema irrisolto da troppo tempo.

Palermo è una città che vive una situazione surreale: teoricamente circa la metà della popolazione dovrebbe fare la differenziata domiciliare, ma la percentuale raggiunta non arriva al 20% e l’80% va in discarica. La mancanza di un sistema di raccolta omogeneo e la totale assenza di controlli preventivi, peraltro, ha pregiudicato pesantemente anche la qualità dei conferimenti differenziati, affidando tutto alla sola buona volontà dei cittadini. Peccato, che la raccolta differenziata non sia un’opzione, ma un obbligo di legge dal 1997.

“E’ abbastanza evidente che la possibilità di conferire a basso costo i rifiuti indifferenziati nella discarica di Bellolampo rappresenta  una parte significativa del problema – aggiunge Legambiente -. Il Comune deve assumersi la responsabilità di cambiare radicalmente il sistema. Non è ammissibile che la Rap proponga di fronteggiare l’emergenza assumendo altro personale, che già oggi incide per il 65% sul bilancio della società con costi esagerati per le tasche dei cittadini: sono un vero e proprio esercito, sovradimensionato da decenni di assunzioni clientelari. Un esercito che attende solo di essere organizzato in modo efficiente anche per  riconquistare la dignità del proprio lavoro”.

L’organico della Rap, per avere un ordine di grandezza, in rapporto al numero di abitanti,  è di almeno 3 volte superiore a quello delle migliori esperienze italiane. Ed è il doppio di quello dell’area metropolitana di Milano. Eppure a Milano, il decoro cittadino e la pulizia delle strade sono di ben altro livello. E non si parli di “tara culturale”. L’altro alibi da smontare una volta per tutte è quello per cui i meridionali non hanno cultura civica, non sono “geneticamente predisposti” per differenziare l’immondizia. Nulla di più falso e autoassolutorio. Tra le migliori esperienze dei “comuni ricicloni” ci sono quelle della tanto vituperata Campania, dove la percentuale regionale arriva al 52% nonostante Napoli. E senza andare lontano, anche in Sicilia ci sono centri medi come Agrigento e Ragusa che hanno rapidamente conquistato la soglia del 75%. E’ la dimostrazione che scelte e decisioni coraggiose, insieme all’impegno dei cittadini, sono in grado di produrre buoni risultati anche da noi, alimentando le filiere virtuose del riciclo e l’economia circolare, realizzando nuova “buona” occupazione e garantendo città pulite e decorose.

La nota conclude con un auspicio. “Ci auguriamo che così come per le pedonalizzazioni  ha saputo produrre una trasformazione importante per la città, l’amministrazione voglia fare lo stesso per rendere Palermo una città modello in tema di gestione dei rifiuti, senza aspettare che avvenga il cambiamento culturale, ma imponendolo. Questo, per noi, è il compito di una classe dirigente capace di guidare la propria comunità”.