Per nulla impressionato dagli attacchi siciliani Vincenzo Figuccia di ritorno dall’intervento da Giletti rafforza il suo attacco e cerca di indirizzare la politica Udc verso una sorta di rivoluzione quasi in chiave grillina.

“Torniamo in Sicilia…dobbiamo farla questa rivoluzione, per dimostrare che meritiamo di più rispetto a certi personaggi qualunque e a figure come Crocetta – scrive su Facebook – Come se non bastasse dobbiamo anche difenderci dagli attacchi nordisti. Siamo stati un grande regno per oltre 700 anni e abbiamo contribuito all’unità d’Italia con oltre 450 milioni di monete in oro, mentre altre regioni potevano permettersi solo spiccioli. Dopo averci derubato delle nostre ricchezze hanno iniziato a costruire ad arte un divario netto sul piano infrastrutturale tra nord e sud, confinandoci in un ruolo subalterno e determinando una sperequazione in termini di strade, porti, ferrovie e aeroporti”.

“Hanno costruito un’ Italia a due velocità e avviato al Sud solo politiche assistenziali – continua – oggi però devono capire che il SUD è una priorità. Denunciamo i più alti tassi di disoccupazione tra gli over 40 e 50, i più alti tassi di presenza di giovani che non studiano e non lavorano, nonché di precari costretti a fare più lavori in nero per sbarcare il lunario, persone li da 20 anni, che mi ritrovo a difendere da solo nell’indifferenza di tutti. Far ripartire la Sicilia, in queste condizioni diventa sempre più complicato, ma abbiamo il dovere di farlo, mettendoci la faccia, a costo di scontrarci con tutto e con tutti”.

E non rinnega la sua scelta polemica “Per questo sono felice di essere stato in studio da Giletti regalandogli una guida turistica a cui stanno lavorando giovani Siciliani, stanchi di essere rappresentati da personaggi qualunque e desiderosi di raccontare una terra meravigliosa, che vuole ritornare insieme al SUD ad essere un grande regno economico e culturale. Se a distanza di secoli non è stato possibile costruire il ponte sullo stretto, è forse arrivato il tempo di stampare moneta complementare per creare ferrovie e mobilità accessibile e commercializzare le nostre eccellenze agroalimentari, coniugando le nostre vocazioni con l’utilizzo delle nuove tecnologie. Dobbiamo avviare collaborazioni stabili con i paesi arabi e del Maghreb utilizzando la posizione geografica. Ma abbiamo anche il dovere di chiedere all’Europa di riconoscere gli svantaggi che derivano dalla condizione di insularità”.

“Dobbiamo collaborare con un mercato mondiale, stando attenti a non farci schiacciare dalle multinazionali che costringono la vendita dei nostri grani in agricoltura a 16 centesimi. Per fare questo dobbiamo mostrare coraggio e schiena dritta, come quando insieme a Lorenzo Cesa abbiamo occupato le terre a Caltanissetta dove si vuole costruire un impianto di bio metano al confine con le coltivazioni di Uve Italia. Fiscalità di vantaggio, zone franche montane, defiscalizzazione della benzina, coniugate a strategie di sviluppo in settori strategici come il turismo, sono la via da seguire”.

“Il nord non può, con la complicità di nostrani politici inadeguati, continuare a sfruttarci per il petrolio e l’energia elettrica – conclude – Se paghiamo le tasse devono anche garantirci i servizi, a partire da una sanità e da un sistema scolastico adeguato”.