“Ammazza la compagna a coltellate perché aspettava un bambino. Solo una parola: bastardo. Solo una pena: galera a vita”. Ha commentato così l’omicidio di Partinico l’ex ministro Matteo Salvini sui social. Un omicidio che, per l’efferatezza con la quale è stato compiuto, ha scosso l’Italia intera.

Intanto oggi, all’istituto di medicina legale del Policlinico, sarà eseguita l’autopsia sul corpo di Ana Di Piazza. La donna di 30 anni uccisa a Partinico dall’imprenditore di Partinico di 51 anni Antonio Borgia. L’uomo ha confessato l’omicidio a poche ore dal ritrovamento del cadavere della donna nelle campagne tra Balestrate e Partinico.

La donna aveva svelato a Borgia di essere incinta, un fatto che avrebbe fatto perdere la testa all’imprenditore il quale, preso da una follia omicida, ha prima aggredito la donna in strada per poi convincerla a risalire sul furgone e finirla con una coltellata alla gola e colpi di bastone al capo. Il suo corpo sarebbe stato ritrovato dopo la segnalazione di alcuni passanti che avevano assistito agi attimi iniziali della violenta lite avvenuta, peraltro, davanti alle telecamere di una villetta che hanno ripreso quei concitati attimi. Sarà l’esame autoptico a chiarire se la donna di origini rumene ma residente a Giardinello fosse davvero in attesa di un figlio. Della gravidanza comunque ne erano a conoscenza anche la mamma di Ana e alcune sue amiche.

Sono, invece pochi i dubbi su Borgia che ha confessato l’omicidio dopo essere stato sorpreso a lavare il furgone della ditta edile per la quale lavorava. Per terra i carabinieri di Partinico hanno anche trovato una pozzanghera sporca di sangue. Intanto gli inquirenti, in attesa del risultato dell’autopsia continuano a lavorare per fare chiarezza, e giustizia, sull’omicidio. Tra le prove che hanno inchiodato Borgia ci sarebbe una telefonata arrivata al 112 venerdì mattina, poco dopo le 8, grazie alla quale gli investigatori  sono riusciti a risalire all’imprenditore. Una telefonata considerata importante dagli investigatori perché grazie a essa si può facilmente risalire all’assassino. Le donne nella telefonata alle forze dell’ordine descrivono il colore del mezzo e la scritta pubblicitaria.

Le scene iniziali del delitto sarebbe anche stata ripresa da dalle telecamere di un sistema di videosorveglianza. Nel video si sente si sente la donna che urla, “Ma che fai? Noi aspettiamo un bambino, io ti amo”. L’indagine è coordinata dal Procuratore aggiunto Annamaria Picozzi.