Niente collegato alla Finanziaria e salta ancora la convocazione della seduta dell’Ars e perfino la definizione del calendario dei lavori. La conferenza dei capigruppo non si è riunita neanche ieri perchè dei 4 disegni di legge approvati domenica dalla giunta e che costituiscono le norme collegate alla finanziaria ancora solo uno è arrivato alla segreteria generale del Parlamento.

La mancara trasmissione è, evidentemente, solo una scusa formale, ma il problerma è di natura politica. Non c’è voglia di procedere in una assemblea dove la maggioranza non è maggioranza e il governo procede cercando singoli consensi e responsabilità.

“La paralisi del governo Musumeci e le divisioni della sua maggioranza hanno portato l’Ars ad una impasse totale – dice il Presidente del gruppo Pd Giuseppe Lupo –  dopo il rinvio di commissioni ed aula, adesso siamo arrivati al punto da non poter neppure riunire la conferenza dei capigruppo”.

“Non è immaginabile tenere in ostaggio il Parlamento in attesa che la maggioranza raggiunga l’intesa politica sulla manovra economica, mentre c’è una intera regione che aspetta risposte a problemi sempre più urgenti. Se i ddl collegati non arriveranno all’Ars entro domani – aggiunge Lupo – il presidente Miccichè ne prenda atto e consenta al Parlamento di proseguire l’esame dei disegni di legge di Stabilità e di Bilancio”.

Si spinge oltre il Presidente dell’Antiafia Claudio Fava “L’incapacità di questa maggioranza di affrontare l’Aula su un tema centrale come la legge finanziaria certifica ancora una volta che una maggioranza non esiste più ammesso che sia mai esistita. Da oltre un anno il Governo regionale sopravvive alla giornata”.

“Stiamo assistendo ad un tentativo imbarazzante di raccattare i voti necessari per approvare questo testo: uno spettacolo imbarazzante per il Governo e umiliante per l’Aula chiamata a ratificare come un notaio”.

Mentre le annunciate riforme restano solo mitologia elettorale, un governo moribondo rispolvera l’idea del ponte sullo Stretto, nella regione dove non esiste una rete ferroviaria degna di questo nome e le strade crollano letteralmente a pezzi”.

“A questo punto – conclude Fava – per Musumeci l’unica via d’uscita dignitosa sono le dimissioni, a meno che non prevalga il “si salvi chi può” tra pezzi della maggioranza e dell’opposizione inventandosi un bel governo tecnico che di tecnico avrebbe solo la vocazione all’inciucio”.

La conferenza dei capigruppo è stata, comunque, riconvocata nella speranza di trovare una strada per uscire dall’impasse.

Su questa fase di stallo interviene anche Alessandro Aricò, capogruppo all’Ars di Diventerà Bellissima che commenta: “Il bilancio e la finanziaria per il 2019 sono stati approvati dal Governo Musumeci lo scorso 18 dicembre e sono a disposizione del Parlamento regionale dal 21 dicembre. Il ‘Collegato’ alla finanziaria, che segue una procedura e ha tempi autonomi e che è stato richiesto proprio da una parte delle opposizioni, è stato approvato dalla giunta domenica 13 gennaio ed è già nella disponibilità dell’Assemblea. Il Parlamento è, dunque, nelle condizioni di poter esaminare e votare gli strumenti contabili tanto utili agli Enti locali e alla comunità siciliana”.

Aricò conclude: “Auspichiamo che oggi la conferenza dei capigruppo stabilisca un calendario dei lavori e che il bilancio e la legge finanziaria vengano approvati entro il 31 gennaio, come non accade da ben dieci anni”.

“Sono arrivati all’Ars i testi dei disegni di legge ‘collegati’ alla legge di Stabilità. Finalmente ho compreso il programma del governo: più che “bellissima”, la Sicilia di Musumeci diventerà ‘antichissima’” sottolinea ironico Antonello Cracolici, parlamentare regionale del PD a proposito della manovra economica in esame all’Ars.

“I collegati – aggiunge – sono un insieme di norme che disegnano un modello di Regione che è stato superato dal tempo. La costituzione di nuove agenzie inutili (‘agenzia per il turismo’), l’epopea di nuove assunzioni senza un’idea di riorganizzazione della macchina regionale, della sua efficacia e della sua dislocazione territoriale. Si avverte un disegno nostalgico verso un modello di Regione che ha contribuito a rendere più difficile la vita dei siciliani. Altro che riforme! Si riscrivono norme vigenti e da poco approvate, alcune delle quali dichiarate incostituzionali pochi mesi fa (‘legge sugli appalti’)”.

“Insomma – conclude Cracolici – la retorica della narrazione che fino ad oggi Musumeci ha perseguito, ovvero la storiella del ‘disastro che ha trovato per colpa di tutti quelli che lo hanno preceduto’, si dimostra un imbroglio. La verità, purtroppo, è molto semplice: Musumeci vuole rifare la Regione degli sprechi del passato”.