“Io ho sempre scommesso sulla libertà della persona. E ho notato che porre al centro il tema della libertà tocca il cuore di tutti, non lascia indifferente nessuno”. Non c’è altra strada per il cardinale Angelo Scola perché la vita cristiana possa mostrare la sua reale e profonda attrattiva.

È questo il nucleo portante della sua autobiografia che s’intitola appunto “Ho scommesso sulla libertà” (edizioni Solferino). Il libro sarà presentato, su iniziativa del Centro Culturale “Il Sentiero” di Palermo, venerdì 18 ottobre alle ore 18 nel salone dell’Albergo delle Povere, in Corso Calatafimi, 217 a Palermo. Ne parleranno il giornalista e curatore del volume, Luigi Geninazzi e il cardinale emerito dell’Arcidiocesi di Palermo, Paolo Romeo.

Personaggio di primo piano della Chiesa, teologo, vescovo e cardinale, Scola si racconta in una conversazione a tutto campo. Con il suo racconto autobiografico, sollecitato da una serie di domande per nulla accomodanti e che anzi possono apparire a volte provocatorie, l’arcivescovo emerito di Milano ci offre un ricco affresco di aneddoti e di riflessioni sulla sua vita e su quella della Chiesa di ieri e di oggi. Siamo di fronte ad una storia personale, avvincente e per nulla monotona, che s’intreccia con la storia religiosa e culturale dell’ultimo mezzo secolo. È una narrazione sorprendente dove il lettore può trovare un’analisi penetrante dei passaggi storici più cruciali che Scola ha vissuto direttamente, dalla contestazione del Sessantotto alla fine dell’unità politica dei cattolici, ed una serie di giudizi sui problemi più scottanti della Chiesa e della società attuale, dall’immigrazione al dibattito sul fine vita.

Già l’aspetto autobiografico è molto accattivante: la vita di Angelo Scola non ha nulla della tranquilla carriera ecclesiastica ma è un percorso travagliato, pieno di colpi di scena che lo fanno assomigliare ad un romanzo. È la storia di un ragazzo lombardo del dopoguerra che conosce la povertà, frequenta la chiesa ma è attratto dalle idee socialiste del padre camionista che s’ammazza di lavoro per poter far studiare il figlio. Da adolescente, dopo l’incontro con l’esperienza di Gioventù Studentesca, riscopre il cristianesimo come qualcosa che dà senso e gusto al vivere quotidiano. Decide di farsi prete, va in Brasile dove vorrebbe diventare missionario ma poi, consigliato dagli amici, torna in Italia, entra nel seminario di Milano, la sua diocesi, ma in seguito a contrasti con il rettore è costretto a uscirne e verrà ordinato sacerdote in un’altra diocesi.

Per la prima volta Scola accetta di parlare anche degli episodi meno noti e più privati della sua vita, racconta di quand’era giovane prete, trattato con diffidenza da gran parte della gerarchia ecclesiastica e segnato da una malattia rara, il morbo di Addison, diagnosticata solo dopo lunghi anni di sofferenze durante i quali si è sottoposto ad una terapia psicanalitica da un gesuita lacaniano a Parigi.

Eppure questo giovane sacerdote non si scoraggia, non si rinchiude in sé stesso ma continua a studiare, è attivissimo nel movimento di Comunione e Liberazione diventando uno dei collaboratori più stretti del fondatore, don Luigi Giussani, ed entra in contatto con grandi teologi e maestri della fede come De Lubac, Balthasar, Ratzinger, fino a conoscere personalmente Giovanni Paolo II.

È l’incontro che gli cambia la vita: la profonda sintonia con il Papa polacco diventa un rapporto forte e delicato, come può essere quello di un figlio con il padre. È stato San Giovanni Paolo II a nominarlo vescovo a soli 49 anni, il più giovane d’Italia, dapprima nella “terra rossa” di Grosseto e poi in incarichi sempre più elevati e importanti, preside dell’Istituto Giovanni Paolo II per la famiglia, rettore dell’università pontificia Lateranense, Patriarca di Venezia e cardinale. Collaboratore e amico di lunga data di Joseph Ratzinger, Scola svela aspetti ed episodi finora sconosciuti della personalità di Benedetto XVI. È per esplicita volontà del successore di Wojtyla che Angelo Scola diventa arcivescovo di Milano e si ritrova così al vertice della diocesi che anni prima l’aveva emarginato.

Di tutto questo il cardinale parla diffusamente, con ricordi personali intensi e illuminanti. Ma le parti più interessanti non sono quelle dedicate ai retroscena ecclesiali; nel libro non c’è spazio per recriminazioni e pettegolezzi. Le pagine più coinvolgenti e commoventi sono quelle da cui emerge l’umanità di Angelo Scola con il suo bagaglio di interrogativi e di ferite, dentro la sofferenza, la malattia e davanti alla morte (come nel caso dell’improvvisa scomparsa del fratello Pietro per incidente stradale). È la lotta tra la fede che illumina e il corpo che oppone resistenza, è il dramma della croce di Cristo che incide nella carne di ogni uomo. Il cardinale rifiuta “la mistica a buon mercato della sofferenza” e nella sua riflessione giunge a parlare di corporeità e sessualità come il pungolo che ci rimanda ad un Altro. Qui si vede che parole come annuncio, testimonianza, amicizia civica, idee-cardine di Scola, diventano fatti ed esperienze dentro il tessuto concreto della sua vita.

In questa autobiografia non poteva certo mancare un giudizio preciso sulla situazione attuale della Chiesa. Angelo Scola ribalta le ricostruzioni diffuse sull’ultimo Conclave che l’hanno dipinto come l’avversario di Bergoglio e ricorda che il gesto inedito delle dimissioni di Benedetto XVI ha aperto la strada ad un Papa inedito come appunto Francesco, la cui elezione a pontefice ha rappresentato “un salutare colpo allo stomaco per le Chiese d’Europa”.

Ogni Papa, dice, “va imparato” e nei confronti del Papa latino-americano questo processo d’apprendimento è fondamentale. Scola mostra d’averlo fatto, dentro una fedeltà, un’obbedienza e una stima sincera per Papa Francesco e la sua coraggiosa opera pastorale, mantenendo sempre il proprio stile e approccio culturale, lontano dai detrattori che addirittura accusano il Papa di eresia ma anche fuori dal coro dei laudatori che lo esaltano come la guida finalmente evangelica dopo pontificati segnati dalla chiusura e dal trionfalismo.

“I primi – nota puntigliosamente Scola – sono arrabbiati perché Francesco non dice quel che pensano loro. I secondi si ritengono soddisfatti perché Francesco direbbe quel che loro hanno sempre pensato”. Leggendo questo libro si respira una grande affezione per il Papa e per la Chiesa, un messaggio che in questi tempi rilancia la speranza nel futuro insieme con l’intelligenza del presente.

Giuseppe Lupo
Presidente del Centro Culturale “Il Sentiero”