Salme che ‘scompaiono’, sepolture effettuate senza autorizzazione. Secondo gli investigatori a Palermo ci sarebbe un vero e proprio racket dei morti legato a Cosa Nostra.

Come si legge sull’edizione odierna del Giornale di Sicilia, la Procura ha aperto una inchiesta che ha portato, su disposizione del gip Piergiogio Morosini, agli arresti domiciliari per Paolo Rovetto, già coinvolto nel blitz «Maredolce 2» contro la mafia di Brancaccio, e nel mirino la sua ditta di pompe funebri «L’ultima cena». Con lui sono indagati il padre, Pietro Rovetto, 44 anni (anche lui finito nel blitz antimafia), l’autista di un carro funebre, Salvatore Riina, e Marco Litrico. Le accuse sono di minaccia a pubblico ufficiale, occultamento di cadavere e falso.

I due episodi principali sui quali si indaga sono la sparizione di una salma per tre giorni, trovata poi all’ingresso del cimitero dei Rotoli senza la dovuta autorizzazione per la sepoltura, e una seconda sparizione, quella dei resti di una donna svizzera dei quali per cinque mesi non si era saputo più nulla, ritrovati poi abbandonati tra i viali del camposanto.

Paolo Rovetto avrebbe portato via il 26 aprile del 2018 dalla camera mortuaria dell’ospedale Cervello il corpo di una donna deceduta. Appena due giorni dopo si sarebbe presentato con fare minaccioso nell’ufficio del funzionario dei Servizi cimiteriali del Comune, Paolo Di Matteo, minacciandolo di rompergli una sedia in testa qualora non gli avesse firmato l’autorizzazione alla sepoltura ai Rotoli.
Ma non è tutto. Rovetto in precedenti occasioni avrebbe minacciato anche il direttore dell’ufficio, Cosimo Elio De Roberto. Inoltre Rovetto avrebbe portato via la salma della donna morta al Cervello approfittando di un momento di distrazione dei parenti, e avrebbe ancora minacciato i necrofori del Cervello che dopo essersi accorti di quanto accaduto volevano chiamare le forze dell’ordine.

Per il gip Rovetto “ha mostrato di non nutrire neanche il rispetto e la pietà per i defunti”. Inoltre, “la serie e la tipologia di reati commessi induce a ritenere che lo stesso possa godere se non della protezione, quantomeno della compiacenza della criminalità organizzata, oltre che della connivenza o comunque della tolleranza di impiegati pubblici (addetti ai servizi cimiteriali o dipendenti degli ospedali)”.

In merito all’anziana donna svizzera la cui salma è ‘scomparsa’ per cinque mesi, presumibilmente morta il 21 marzo 2018, la storia è abbastanza intrecciata.
La nipote della defunta si sarebbe rivolta all’agenzia funebre di Rovetto per il trasporto della salma e la cremazione. Operazioni che non sono state eseguite subito, l’indagato avrebbe continuato a prendere tempo, presentando al Comune un certificato di morte ed un referto del medico legali falsi, almeno stando a quanto sostiene l’accusa.
I parenti erano andati proprio al settore Servizi cimiteriali del Comune per cercare di capire cosa fosse successo.
Il funzionario Di Matteo aveva poi scoperto che il certificato di morte aveva anche un numero falso.
Si iniziò a cercare la salma ai Rotoli ma senza successo, sparita nel nulla.
Il 4 settembre, improvvisamente, i resti erano stati trovati dopo una denuncia dei familiari alla polizia.
Peraltro le telecamere del cimitero avevano registrato le immagini di Rovetto, alla guida del suo furgone, mentre scaricava la bara al cimitero.