Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, sarà ascoltato giovedì 15 ottobre 2026 alle ore 12:00 davanti alla Commissione regionale Antimafia. A darne notizia ufficiale è stato il presidente dell’organismo dell’Ars, Antonello Cracolici, a margine di un convegno tenutosi al Palazzo di Giustizia di Palermo.
L’audizione del governatore apre di fatto un’indagine conoscitiva avviata dall’Antimafia per verificare la tenuta, l’adeguatezza e le eventuali falle nei sistemi di controllo e prevenzione della corruzione all’interno della pubblica amministrazione regionale. Dopo Schifani, la Commissione intende estendere la catena di audizioni anche agli assessori, ai dirigenti generali dei dipartimenti interessati e al responsabile regionale per la trasparenza.
Il contesto: il caso Armao scuote Palazzo d’Orléans
La convocazione rappresenta l’inevitabile contraccolpo politico e istituzionale scaturito dall’ultima inchiesta della Procura di Palermo che ha travolto Gaetano Armao. Avvocato amministrativista ed ex vicepresidente della Regione nella scorsa legislatura. Armao ricopriva fino a pochi giorni fa il delicato ruolo di consigliere giuridico del presidente Schifani.
Il fascicolo dei magistrati palermitani ipotizza il reato di corruzione: secondo la tesi d’accusa, l’ex vicepresidente avrebbe sfruttato e piegato le proprie funzioni istituzionali e le sue presunte ingerenze all’interno dell’attuale assetto di governo per favorire interessi privati e di specifici gruppi imprenditoriali in cambio di utilità economiche. Subito dopo la notifica degli atti e l’avvio del caso giudiziario, Armao ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico di consulente della presidenza, professando la propria totale estraneità ai fatti e definendo le accuse del tutto infondate.
La risposta del governo: il ddl anti-corruzione varato in giunta
La risposta della presidenza ha puntato su una forte accelerazione normativa sul fronte della trasparenza. La giunta regionale ha infatti approvato un disegno di legge anti-corruzione fortemente voluto dallo stesso Schifani, mirato a introdurre maglie strettissime nei rapporti tra la pubblica amministrazione e i portatori di interessi privati. Il testo normativo prevede l’istituzione di un registro obbligatorio per i rappresentanti delle lobby, agende pubbliche per tracciare gli incontri con i decisori politici e un inasprimento delle procedure di controllo interne ai dipartimenti regionali, con l’obiettivo di blindare l’attività amministrativa da possibili infiltrazioni e garantire la massima trasparenza.






Commenta con Facebook