“Ho chiesto al Presidente Miccichè di calendarizzare urgentemente un dibattito in aula con la presenza del governatore Musumeci.”

Lo comunica Claudio Fava del Moviento Cento Passi, che sul punto ha inviato oggi una lettera al Presidente dell’Assemblea Regionale.

“Non pensiamo – prosegue Fava – che il tema sia quello di chiedere in maniera ripetitiva e ossessiva le dimissioni del Presidente della Regione o dei suoi Assessori, ma è indispensabile una discussione parlamentare su quanto sta avvenendo nella Giunta di governo e nella sua maggioranza. Un quarto dei deputati dell’Ars e quattro assessori su undici sono indagati. Solo Musumeci, con il suo pervicace silenzio, può fare finta che questo sia in quadro politico normale. Noi non lo riteniamo normale e vogliamo discuterne in Aula.”

Di seguito il testo integrale della lettera inviata al Presidente Miccichè:

“Egregio Presidente Miccichè,
l’operazione “Artemisia” che ha interessato il territorio di Castelvetrano e che vede indagati esponenti di primo piano della passata e dell’attuale legislatura non è che l’ultimo caso giudiziario, in ordine di tempo, che investe la politica siciliana.
Non sono interessato, lo chiarisco subito, a processi sommari o a rituali richieste di dimissioni ad ogni iscrizione nel registro degli indagati. Ma alla politica compete obbligatoriamente il ruolo di valutazione, discussione, confronto.
Per questo le chiedo di calendarizzare con urgenza un dibattito d’Aula alla presenza del Presidente della Regione, su quanto sta accadendo e sulle sue conseguenze politiche sulla maggioranza di governo.
Il messaggio virtuale del presidente Musumeci, che nulla o ben poco dichiara, sulla presunta “normalità“ del quadro politico regionale, con un quarto dell’Assemblea Regionale sotto indagine in poco più di un anno di legislatura e un terzo della Giunta regionale raggiunta da avvisi di garanzia, non è giustificato. Per questo credo che sia indispensabile ed urgente, signor Presidente, un dibattito parlamentare”.

All’iniziativa del Presidente dell’antimafia regionale e deputato di opposizione si affianca il nuovo attacco pentastellato. I 5 stelle tornano sulla richiesta di osservatori Osce che tanta ilarità aveva sollevato nel periodo elettorale e rivendicano la bontà di quella richiesta nonostane nuove ilarità in materia

“Invocavamo l’Osce per il controllo del voto in Sicilia durante le ultime elezioni regionali e ci prendevano in giro, qualche deputato ‘illuminato’ ironizzava, invitandoci perfino a chiedere l’intervento dei Caschi blu. Purtroppo non esageravamo e i fatti ci stanno dando ragione, ed è dovuta intervenire la magistratura per portare alla luce parecchi presunti episodi di voto di scambio e di corruzione. Il risultato è che le ultime consultazioni regionali rischiano di essere state pesantemente falsate, mentre all’Ars abbiamo 16 indagati, quasi tutti della maggioranza di Musumeci” dice  il deputato 5 stelle all’Ars, Giancarlo Cancelleri, competitor diretto di Musumeci alle ultime regionali.

“Musumeci ha ritrovato la parola? Sono contento – continua Cancelleri -, speriamo che trovi ora anche la strada delle riforme. Se ne avesse fatta una per ogni indagato della sua maggioranza, la Sicilia sarebbe l’Eldorado e invece l’isola affonda senza che questo Esecutivo riesca a cavare un misero ragno dal buco”.

“Noi giustizialisti per colpire un avversario altrimenti invulnerabile? A parte il fatto – conclude Cancelleri – che l’avversario più che vulnerabile ci sembra quasi in catalessi, abbiamo solo chiesto un passo indietro di Savona, oggi inopportunamente alla guida della commissione Bilancio in un momento in cui all’Ars si decide sul collegato, la vera manovra Finanziaria. Da qui, poi, a fare una seria riflessione su una giunta che annovera ben un terzo di indagati, il passo è breve. Ci dica, Musumeci, se per lui questo è normale. Non sempre per muoversi bisogna attendere i famosi tre gradi di giudizio, altrimenti finisce come ai tempi di Annibale, mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata”.

INDAGATA UN TERZO DELLA GIUNTA

MUSUMECI RISPONDE, DOVEROSO SILENZIO SULLE INDAGINI

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