Una task force anti-haters, un gruppo che sta recuperando sui social commenti e messaggi privati che contengono minacce, insulti e offese a Davide Faraone e al Pd Sicilia. La squadra si è insediata immediatamente dopo l’iniziativa del segretario regionale dem a bordo della Sea Watch. È stata infatti la sua presenza a bordo della nave della Ong che ha scatenato per giorni un fiume di minacce e offese pubbliche e private che adesso sono state raccolte in un fascicolo e sono al vaglio del team di legali. Una prima settimana intensa di lavoro che ha consentito al gruppo di catalogare oltre 1000 interazioni che contengono frasi e immagini offensive e sono state già elaborate 16 denunce-querele penali nei confronti di soggetti individuati, 46 nei confronti di profili anonimi, 5 giudizi civili ordinari, 4 giudizi civili sommari.

“Abbiamo recuperato sulla rete – sottolineano gli avvocati chiamati a far parte della task force anti-haters -materiale certamente penalmente rilevante, ma anche e soprattutto in grado di consentire azioni civili di risarcimento danni ai sensi dell’articolo 2043 del Codice Civile.

Ci siamo orientati a presentare denunce-querele per i post diffamatori riferibili a profili anonimi e/o falsi in modo che la polizia postale possa risalire ai responsabili e/o al server che genera automaticamente profili falsi ed inesistenti. Nei casi in cui viene individuato l’autore, si è deciso di procede mediante azione civile”.

“L’azione ai sensi dell’art 702 bis – concludono – è stato scelto per il giudizio del senatore e segretario del Pd Sicilia, Davide Faraone nei confronti del quotidiano La Verità e del direttore ed autore dell’articolo Belpietro, per l’articolo del 30 giugno in prima pagina dal titolo “La ritirata dei disonorevoli. Via i pirati Pd dal Parlamento. Un titolo corredato dalle foto di Graziano Delrio, Matteo Orfini, e Davide Faraone, ritratti con la benda da pirata”.

“Il nostro obiettivo – dice Davide Faraone – è quello di ripulire i social da troll, haters, fake news e gente in carne ed ossa che minaccia, insulta, offende. Siamo solo all’inizio e credo che tutto ciò possa servire a rendere la Rete più civile. Tutte le somme che dalle nostre denunce-querele riusciremo a racimolare le destineremo ad un fondo ad hoc che servirà a sostenere le associazioni di volontariato, i centri per disabili, quelli antiviolenza, e le associazioni che operano nelle periferie”.