Tutte le previsioni della vigilia sono state smentite. Operando in assoluto silenzio la procura di Agrigento ha deciso così come si aspettava Salvini ma non come sembrava che avrebbe operato. Nella notte la Sea Watch è entrata in porto a Lampedusa, senza aspettare più nonostante si intravedessero spiragli per la soluzione,  i migranti sono stati sbarcati con una operazione durata un’lora e mezza dopo ulteriori circa tre ore di attesa ma la comandante Carola Rackete è in stato di arresto così come la nave in stato di sequestro ed è stata portata, subito dopo lo sbarco, dalla Guardia di Finanza in un’area fuori dal porto e distante dalle diverse tifoserie.

L’arrivo della Sea Watch è stato caratterizzato da un vero e proprio scontro tra opposte fazioni sul molo di Lampedusa dopo che l’imbarcazione ha violato, per l’ennesima volta, le disposizioni delle autorità, in ultimo il divieto d’ingresso e ha attraccato: da una parte i sostenitori della Ong che hanno applaudito la scelta della comandante, dall’altra un gruppo di lampedusani tra cui l’ex vicesindaco Angela Maraventano, che ha urlato e inveito contro i volontari dell’organizzazione.

“E’ una vergogna – ha urlato Maraventano rivolta verso la nave -. Qui non si può venire a fare quello che si vuole, non venite nelle nostra isola se no succede il finimondo”. E poi, “fate scendere i profughi – ha aggiunto rivolgendosi alle forze dell’ordine – e arrestateli tutti”. All’ex vicesindaco ha risposto l’ex sindaco Giusi Nicolini: “Che vuoi tu, chi sei tu per decidere chi deve venire e chi no”.

Prima di attraccare, una motovedetta della Guardia di Finanza ha tentato più volte di impedire l’ormeggio fino a quando si è dovuta sfilare per non rimanere incastrata fra la Sea Watch e la banchina. La motovedetta classe V 800 in servizio a Lampedusa è stata colpita dalla Sea Watch e adesso dovrà essere portata quasi sicuramente in cantiere per essere riparata. E’ stata quasi “schiacciata” sulla banchina commerciale dalla Sea Watch, dopo che la nave della Ong ha forzato il blocco della Guardia pur di approdare. L’unità della Guardia di Finanza stava ormeggiando quando è stata speronata dalla Sea Watch. Solo grazie alla prontezza del pilota e a un perfetto coordinamento dell’equipaggio è stato evitato il peggio. La motovedetta, infatti, è in vetroresina mentre la nave è in ferro; il problema riguarda naturalmente anche le dimensioni delle due imbarcazioni che sono di uno a 30 circa. La parte inferiore dello scafo è stata seriamente danneggiata e l’unità della Guardia di Finanza dovrà adesso essere portata in cantiere per essere sottoposta a controlli e per tutte le riparazioni necessarie. Questo aggrava la posizione della comandante della nave.

“Non avevamo scelta, al comandante, iscritto nel registro degli indagati, non è stata data nessuna soluzione di fronte a uno stato di necessità dichiarato trentasei ore fa e quindi era sua responsabilità portare queste persone in salvo” dice la portavoce della Sea Watch, Giorgia Linardi, giustificando la scelta della comandante della nave, Carola Rackete, di entrare in porto. “La violazione – ha aggiunto Linardi – è stata non del comandante, ma delle autorità che non hanno assistito la nave per sedici giorni”. Ma ora il comandate rischia l’arresto?, le è stato chiesto: “Potrebbe – ha risposto -. Vediamo cosa accade”

E dopo l’ormeggio la reazione della Finanza a bordo è stata proprio quella prevista dal codice penale e della navigazione. La comandante della Sea Watch, Carola Rackete, è stata portata via  dalla Guardia di Finanza, in stato d’arresto. L’accusa nei suoi confronti, secondo quanto si apprende, è violazione dell’Articolo 1100 del codice della navigazione: resistenza o violenza contro nave da guerra, che prevede una pena dai tre ai 10 anni di reclusione.

“Il comandante o l’ufficiale della nave, che commette atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. La pena per coloro che sono concorsi nel reato è ridotta da un terzo alla metà” dice il testo dell’Articolo 1100 del codice della navigazione.

Gli eventi intorno alle 3 del mattino ma sono dovute passare altre due ore e mezzo prima che iniziasse lo sbarco dei migranti disposto dalla magistratura. A bordo sono saliti gli uomini della Guardia di Finanza e della polizia che hanno sequestrato e messo in sicurezza l’imbarcazione prima di dare il via alle operazioni di sbarco. Andando via i migranti hanno salutato e abbracciato i volontari della ong che in queste due settimane li hanno assistiti.

Dopo le operazioni di sbarco decine di militari della Guardia di Finanza hanno preso di fatto il comando della nave. La grossa imbarcazione è stata portata fuori dal porto intorno alle 06,30 perché la sua presenza in porto, fa nascere due problemi: il primo riguarda i decolli e gli atterraggi degli aerei, in quanto l’albero della Sea Watch è molto alto e interferisce all’interno del cuneo di sicurezza di decolli e atterraggi del vicino aeroporto; il secondo riguarda i traghetti di linea che collegano Lampedusa con il resto della Sicilia in quanto la nave della Ong impedisce il loro attracco. Ci sono, poi, problemi di sicurezza legati alle manifestazioni a terra delle due diverse fazioni pro e contro lo sbarco e la Ong che creano difficoltà notevoli.

Il capitano della nave Carola Rackete, adesso potrebbe essere trasferita in carcere e processata per direttissima. La comandante è stata infatti arrestata in flagranza di reato per violazione dell’Articolo 1100 del codice della navigazione: resistenza o violenza contro nave da guerra, che prevede una pena dai tre a 10 anni di reclusione. A Carola Rackete potrebbe essere contestato anche il tentato naufragio della motovedetta della Guardia di Finanza, speronata dalla nave durante la manovra di attracco.

Il comandante della tenenza di Lampedusa delle Fiamme Gialle, luogotenente Antonino Gianno, ha prelevato personalmente la comandante a bordo della Sea Watch con l’ausilio di altri 4 finanzieri, notificandole in caserma il verbale di arresto.