Un complesso di archeologia industriale vincolato dalla Soprintendenza divenuto nel tempo abbandonato e fatiscente, oltre a costituire una vera e propria bomba ecologica per la presenza di amianto, oli nocivi, rifiuti pericolosi per la salute pubblica.

Ma chi e come doveva intervenire per evitare che questa incresciosa situazione si protraesse nel tempo?

Stiamo parlando dell’ex Chimica Arenella di Palermo. Come si legge sull’edizione odierna del Giornale di Sicilia, il sindaco Orlando è stato chiamato come testimone in aula nel processo contro tre funzionari comunali imputati di omissione di atti d’ufficio e reati ambientali. Una prima volta il sindaco, già convocato, non si era presentato “per un disguido”, ha detto ieri, ed era stato multato.

In merito a quanto accaduto, il sindaco al presidente del Tribunale, Fabrizio La Cascio, ha detto: “Ho delegato e gli interventi furono avviati. Se volete, vi parlo della situazione e delle condizioni in cui è tenuto l’amianto in Italia…”.

Intanto la sanzione pecuniaria ad Orlando è stata revocata.
A finire a processo, per il quale dovranno essere giudicati, sono Salvatore Badagliacca, dirigente del settore Edilizia pericolante della Protezione civile, Francesco Fiorino, che coordina il servizio Ambiente, e Vincenzo Arata, tecnico della Protezione civile. Coinvolto in fase di indagini anche il dirigente Francesco Mereu, nella qualità di responsabile della Protezione civile comunale, assolto in abbreviato dal Gup Fabio Pilato.

La bonifica dell’ex Chimica Arenella è rimasta una chimera. Il processo dovrà stabilire se e in che misura toccasse a Badagliacca (difeso dagli avvocati Vincenzo e Marilia Lo Re) occuparsi dell’area.

In merito a cosa fece in concreto il Comune, Orlando ha parlato di una lettera del 12 marzo 2013, in cui – a seguito dell’ispezione da parte dei vigili urbani di febbraio – era emersa la situazione di grave pericolo per la salute rappresentata dall’area.

Orlando ha detto: “Chiesi di porre in essere gli atti necessari a garantire la messa in sicurezza e la bonifica degli edifici della ex fabbrica. Disposi proprio per questo gli accertamenti e l’intervento degli uffici competenti”.

La polizia municipale aveva eseguito ispezioni e sequestri, tra febbraio 2013 e luglio 2016 nell’area dell’ex Chimica, che apparteneva ad una azienda privata che poi fallì, subentrò dunque la curatela fallimentare.

Tra attese, ritardi ed omissioni si cerca adesso di capire chi doveva fare cosa e perché non lo ha fatto.