In Sicilia segnalate 324 irregolarità, con 228 comuni su 390 che non depurano l’acqua come si dovrebbe e che non hanno adeguate reti fognarie. I dati sono stati pubblicati sul portale acqua.gov.it. e diffusi da Legambiente. Per le inadempienze nell’attuazione della direttiva, l’Italia ha già subito due condanne da parte della Corte di giustizia europea, la C565-10 (Procedura 2004-2034) e la C85-13 (2009-2034) e adesso l’avvio di una nuova procedura di infrazione (2014-2059).

Si va dal caso di Palermo (le acque prodotte da oltre mezzo milione di abitanti non sono depurate), fino a piccoli comuni. Da quando il servizio è stato affidato a privati, i nuovi impianti costruiti si contano sulle dita di una mano e i vecchi sono al limite della loro vita, mentre i cittadini pagano per depurazioni inesistenti. Ancor più grave è la questione del mancato recupero e riutilizzo delle acque reflue in periodi di siccità. A Palermo le acque del depuratore di Fondo Verde, invece di essere usate anche per il solo ravvenamento delle falde idriche (art.74, 95 e 104 del D.lgs 152/06) sono fatte confluire nella rete fognaria, senza contrastare i fenomeni di cuneo salino della Piana dei Colli che rischia di desertificare i terreni fino a Mondello.

“La vastità del fallimento – dice Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia – che in ben 27 anni non ha visto nessun adeguamento della Sicilia alle norme nazionali ed europee, richiede che il presidente della Regione Nello Musumeci apra al più presto un tavolo tecnico con le associazioni ambientaliste che da tempo denunciano l’inconsistenza della Regione siciliana, lasciando fuori tutti coloro che in questi anni si sono occupati del settore. Non c’è più tempo per dare la parola a chi ha fallito nel campo dei rifiuti e delle acque”.