Sono passati 40 anni da quella terribile tragedia nei cieli italiani. A distanza di 40 anni non si conosce ancora la verità anche se ormai, nonostante i tanti silenzi, gli strani suicidi e i depistaggi, quanto è avvenuto quella sera appare molto chiaro.

C’era un’azione di guerra. Con tanti aerei attorno al Dc9 Itavia. Questo ormai appare chiaro a tutti. Una verità storica, non processuale.

Che sia successo qualcosa di molto grave attorno a quell’aereo appare chiaro dalla mole di depistaggi messi in atto per ostacolare le indagini. Tutto quello che poteva servire per fare luce sulla tragedia non esiste. Non esistono i tracciati radar. Alcuni di quelli che potevano raccontare cosa avevano visto sono morti in incidenti o in strani suicidi.

Le forze armate non hanno mai fatto luce su quanto avvenuto quella notte. Tantissime bugie sono state dette per nascondere una verità orribile che non si può dire.

A quarant’anni dalla strage di Ustica il presidente della Repubblica Sergio Mattarella interviene in apertura delle iniziative di commemorazione e denuncia.

«La strage avvenuta nel cielo di Ustica la sera del 27 giugno 1980 è impressa nella memoria della Repubblica con caratteri che non si potranno cancellare. Nella ricorrenza dei quarant’anni, sentiamo ancora più forte il legame di solidarietà con i familiari delle ottantuno vittime e ci uniamo nel ricordo di chi allora perse la vita, con una ferita profonda nella nostra comunità nazionale».

«La condivisione di tanto dolore è stata ed è anche motivo di testimonianza e di impegno civile. Il quadro delle responsabilità e le circostanze che provocarono l’immane tragedia tuttora non risulta ancora ricomposto in modo pieno e unitario. Tuttavia molta strada è stata percorsa dopo che reticenze e opacità erano state frapposte al bisogno di verità, incomprimibile per una democrazia e uno Stato di diritto».

«La Repubblica e la tenacia e professionalità di uomini dello Stato -prosegue il capo dello Stato- hanno consentito di diradare nebbie; e ciò è stato possibile grazie anche alla determinazione e alla passione civile delle famiglie delle vittime e di quanti le hanno sostenute nelle istituzioni e nella società. Non può e non deve cessare l’impegno a cercare quel che ancora non appare definito nelle vicende di quella sera drammatica. Trovare risposte risolutive, giungere a una loro ricostruzione piena e univoca richiede l’impegno delle istituzioni e l’aperta collaborazione di Paesi alleati con i quali condividiamo comuni valori. Il dovere della ricerca della verità -conclude Mattarella- è fondamentale per la Repubblica».

Per il presidente della Camera Roberto Fico intervenuto a Bologna non ci sono dubbi.  “E’ chiaro che Ustica è una ferita immensa per tutto il nostro Paese. Ustica, come ho sempre ricordato, deve essere una questione di Stato e tutto lo Stato deve sentire il senso profondo di questa ferita. Noi siamo un Paese grande, una Repubblica forte, ma su questa vicenda dobbiamo fare tutti molto di più”. E aggiunge.

“Dopo quarant’anni chiedo a chi sa di parlare, perché non può morire con questo segreto in pancia. L’impegno della Camera dei deputati è incessante, andremo avanti finché l’ultimo atto non sarà desecretato.  Io come sapete non mi fermerò mai, perché questa non è una ricerca della verità che può appartenere ad una parte del Paese, è una questione di Stato e come tale va trattata. Sappiamo tutti ormai che quella notte sui cieli italiani c’è stata una vera e propria guerra e il Dc9 è caduto, con 81 vittime, e questo è inaccettabile. Se non fosse stato per i familiari delle vittime e per il giornalismo italiano oggi forse ci staremo raccontando un’altra storia, una storia impossibile da raccontare del danno del cedimento strutturale dell’aereo”.

“Uno dei motivi per cui mi sono anche avvicinato alla politica è perché non volevo uno Stato che depistasse, una parte dello Stato che insabbiasse, una parte dello Stato che era contro quei cittadini che chiedevano verità e giustizia. Non è uno stato che mi rappresenta, è uno Stato che non voglio, uno Stato che ho cercato di combattere”, ha poi aggiunto Fico parlando in Consiglio Comunale. “Oggi che sono ai vertici di quello Stato, la prima cosa che mi è sempre sembrata più chiara e coerente con quello che sono e con quello che è la mia storia, era proprio cercare di dare nuovo impulso alla Camera per andare avanti con le desecretazioni e con le procedure di interpello”.

LE STRANI MORTE ATTORNO ALLA STRAGE DI USTICA 

Nella sciagura di Ustica non ci sono solo le 81 vittime del DC 9. C’è una serie di morti sospette e di testimoni scomparsi che lo stesso giudice Rosario Priore definisce: «Una casistica inquietante. Troppe morti improvvise».
Vediamola questa lista che secondo il magistrato è di una decina di morti strane, ma forse sono di più.
3 agosto 1980 – In un incidente stradale perde la vita il colonnello Pierangelo Tedoldi che doveva assumere il comando dell’aeroporto di Grosseto.
9 maggio 1981 – Stroncato da un infarto muore il giovane capitano Maurizio Gari, capocontrollore della sala operativa della Difesa aerea a Poggio Ballone. Era di servizio la sera del disastro.
23 gennaio 1983 – In un incidente stradale perde la vita Giovanni Battista Finetti, sindaco di Grosseto. Aveva ripetutamente chiesto informazioni ai militari del centro radar di Poggio Ballone.
31 marzo 1987 – Viene trovato impiccato (la polizia scientifica dirà «In modo innaturale») il maresciallo Mario Alberto Dettori, in servizio a Poggio Ballone la sera del 27 giugno 1980. «Aveva commesso l’imprudenza di rivelare ai familiari di aver assistito a uno scenario di guerra», ha detto Priore.
12 agosto 1988 – Muore in un incidente stradale il maresciallo Ugo Zammarelli. Era in servizio presso il SIOS (Servizio segreto dell’aeronautica) di Cagliari.
28 agosto 1988 – Durante una esibizione delle Frecce Tricolori a Ramstein (Germania) entrano in collisione e precipitano sulla folla i colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli. Quest’ultimo due giorni dopo doveva essere interrogato da Priore. La sera del 27 giugno 1980 si erano alzati in volo da Grosseto e avevano lanciato l’allarme di emergenza generale. Perché? Cosa avevano visto? I comandi dell’aeronautica militare e la Nato non lo hanno mai rivelato.
1° febbraio 1991 – Viene assassinato il maresciallo Antonio Muzio. Era in servizio alla torre di controllo di Lamezia Terme quando sulla Sila precipitò il misterioso Mig libico.
13 novembre 1992 – In un incidente stradale muore il maresciallo Antonio Pagliara, in servizio alla base radar di Otranto.
12 gennaio 1993 – A Bruxelles viene assassinato il generale Roberto Boemio. La sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità per la sciagura del DC 9 e per la caduta del Mig libico sulla Sila. La magistratura belga non ha mai fatto luce sull’omicidio.
21 dicembre 1995 – È trovato impiccato il maresciallo Franco Parisi. Era di turno la mattina del 18 luglio 1980 (data ufficiale della caduta del Mig libico sulla Sila) al centro radar di Otranto. Doveva essere ascoltato come testimone da Priore.

Nel 1988, durante la trasmissione “Telefono giallo” di Corrado Augias, con una telefonata anonima qualcuno dichiara di essere stato «un aviere in servizio a Marsala la sera dell’evento della sciagura del DC9».
L’anonimo riferisce che i presenti, come lui, avrebbero esaminato le tracce, i dieci minuti di trasmissione di cui parlavano nella puntata, dichiarando: «noi li abbiamo visti perfettamente. Soltanto che il giorno dopo il maresciallo responsabile del servizio ci disse praticamente di farci gli affari nostri e di non avere più seguito in quella vicenda. […] la verità è questa: ci fu ordinato di starci zitti».