Si torna a sparare a Belmonte Mezzagno, paese in provincia di Palermo, al centro di una faida di mafia. L’omicidio di Agostino Alessandro Migliore, commerciante, di 45 anni, fratello di Giovanni, presunto boss arrestato nell’operazione Cupola 2.0 è il quarto episodio di sangue nella zona.

Alle cinque della mattina di venerdì 28 febbraio Alessandro Migliore che gestiva alcuni supermercati nella cittadina è stato ucciso da un killer professionista. Nulla è stato lasciato al caso. Il commerciante è uscito per acquistare la frutta per rifornire i punti vendita. L’assassino conosceva le sue abitudini.

Senza dare nell’occhio ha sorpreso Migliore mentre stava accendendo la sua auto, un’Audi A4 parcheggiata sotto casa in via Palmiro Togliatti. Non ha avuto scampo. Il killer gli ha scaricato undici colpi 7,65 con una pistola semiautomatica. I bossoli sono rimasti sull’asfalto nei pressi della vettura.

Non è ancora chiaro se qualcuno abbia sentito gli spari. Certo i colpi avranno squarciato il silenzio nel cuore della notte a Belmonte. Questa volta non è stato commesso nessun errore. Non come lo scorso 2 dicembre quando due giovani a bordo di una moto hanno cercato di uccidere l’imprenditore edile Giuseppe Benigno nel corso principale in mezzo alle auto. Lo stesso Benigno ha raccontato al telefono quanto era successo e ha guidato fino all’ospedale Civico dove è stato medicato. In appena un anno tre omicidi e un tentato omicidio.

Il 10 gennaio 2019, era stato ucciso Vincenzo Greco, il genero del boss Filippo Casella. Poi l’8 maggio, i killer freddarono il commercialista Antonio Di Liberto, fratello dell’ex sindaco e cugino del pentito Bisconti. Poi, il raid in pieno centro contro un imprenditore. In paese non hanno dubbi. L’assassino di Migliore è un messaggio spedito a Filippo Bisconti, capo di Cosa Nostra che da un anno collabora con la giustizia.

“Siamo tornati negli anni ’90 a Belmonte Mezzagno. Evidentemente c’è chi cerca di mandare messaggi a Filippo Bisconti che sta collaborando con la giustizia – dicono tra le strade del paese – Un bruttissimo momento. Siamo di nuovo nel centro di una faida”.

E dire che i carabinieri lo scorso 15 gennaio per cercare di mettere fine agli omicidi avevano arrestato quattro uomini proprio a Belmonte Mezzagno accusati di associazione mafiosa. Tra loro Salvatore Tumminia ritenuto il nuovo capo mandamento. Tumminia avrebbe preso il posto proprio di Salvatore Sciarabba e Filippo Bisconti, entrambi erano stati arrestati nel dicembre 2018. Salvatore Francesco Tumminia, da poco è tornato in libertà dopo essere stato condannato per associazione mafiosa nell’operazione Perseo del 16 dicembre 2008. Secondo le indagini Tumminia avrebbe accentrato il potere nelle proprie mani gestendo il settore delle estorsioni, infiltrandosi nelle istituzioni sane della città e ponendosi quale punto di riferimento per gli uomini d’onore e per i propri concittadini per la risoluzione di vari problemi.

“Fu proprio la collaborazione di Filippo Bisconti, che generò un cambio nella gestione delle risoluzione delle controversie interne alla famiglia mafiosa di Belmonte – aveva detto Mauro Carrozzo comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Palermo il giorno degli arresti – Con la presenza di Bisconti, infatti, a Belmonte non si registravano fatti di sangue. Tutte le controversie, venivano risolte dalla diplomazia criminale. Con l’arresto e la collaborazione di Filippo Bisconti c’è stato un cambio tanto che Belmonte Mezzagno è stato teatro di tre gravi fatti di sangue: a gennaio l’omicidio Greco, a maggio l’omicidio del commercialista Di Liberto e a dicembre il tentato omicidio di Giuseppe Benigno che è stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa. Gli omicidi e i tentati omicidi sarebbero quindi tutti collegati da una matrice mafiosa. E possibile ricondurre delitti a una gestione dell’articolazione mafiosa più violenta rispetto alla reggenza di Bisconti”.

E adesso sono in tanti a Belmonte Mezzagno ad avere paura.