La vita di ciascuno di noi, nella sua unicità, ha sempre qualcosa di straordinario, ancor più quella dei poeti.

Alla vita di dieci poeti italiani del Novecento è dedicato l’ultimo libro di Fabio Stassi, scrittore romano di origini siciliane molto sensibile ai temi letterari (tra le sue pubblicazioni, “Il libro dei personaggi letterari”), “Con in bocca il sapore del mondo” edito da minimum fax.

Il libro di Stassi trasuda poesia da ogni poro, a cominciare dal titolo che prende in prestito dei versi di D’Annunzio. Presente naturalmente in questo originale volume con la sua biografia ricca di avventure, follie, donne.

Al vitalismo di D’Annunzio fa da contraltare l’esistenza vissuta nell’ombra e priva di protagonismi di Gozzano: “La maschera della malattia mi andò subito a pennello. Mi si addiceva… Come se fossi stato dispensato dalla tremenda responsabilità del vivere”.

E tra gli estremi dell’ esistenza spericolata di D’annunzio e quella rinunciataria di Gozzano, tantissime altre vite, tutte singolari e strettamente legate al loro universo poetico. Da quella di Caldarelli, uno dei protagonisti della vita intellettuale-mondana nei Caffè romani del secolo scorso (“Di me, un amico diceva: Ecco il più grande poeta morente”), a quella del “saltimbanco” (“Chi sono? / Il saltimbanco dell’anima mia”) Palazzeschi; da quella del triestino Saba, in parte vissuta al chiuso di una libreria d’antiquariato, a quella girovaga di Ungaretti (“Sì, sono stato un uomo di pena, fatto unicamente di sensibilità, ma ho vissuto tutto, fino al respiro finale, con sdegno e coraggio, le stelle polari delle mie azioni”).

Né mancano i premi Nobel Quasimodo (“Quando mi comunicarono che avevo vinto il premio Nobel, dissi solo, in un’intervista:’Si vede che la poesia ama le terre che galleggiano sul mare’”), dal cui ritratto risalta la sua sicilianità, e Montale (“E il giorno che ricevetti il Nobel, sapendo che nella vita trionfano gli imbecilli, ebbi il dubbio di esserlo definitivamente diventato anch’io”).

L’ordine nella presentazione dei poeti risponde a criteri temporali: si va dai primi del ‘900 agli ultimi suoi decenni. E tuttavia ad aprire e a chiudere “Con in bocca il sapore del mondo” sono due poeti che hanno conosciuto la sofferenza dell’internamento nei manicomi: il visionario Dino Campana, uno dei maggiori autori italiani tuttora da riscoprire, e la lunare Alda Merini, oggi forse la più letta e conosciuta tra i poeti italiani del secolo scorso. E’ un caso? O i poeti sono tutti un po’ matti?

A parte le battute, l’esistenza dei poeti rivela piuttosto che l’inclinazione schizofrenica, l’acuta sensibilità e la riottosità alle regole sociali comuni (prima fra tutte quelle meramente formali).

“Con in bocca il sapore del mondo” è un libro che cattura, soprattutto chi ama la poesia. Stassi rende le vite dei poeti ancora più affascinanti di quanto non lo siano state veramente ricorrendo a un felicissimo espediente letterario: la loro narrazione in prima persona da parte di ciascuno dei dieci poeti, da un punto imprecisato dell’aldilà.

Tale finzione letteraria, da un lato, rende più vivi i racconti, dall’altro non ne altera la veridicità: nulla vi è di romanzato nelle biografie accuratamente ricostruite da Stassi attraverso un’attenta documentazione. Da segnalare, infine, i tanti bellissimi versi che fanno da corredo alle biografie dei dieci poeti.