A che cosa servono le prefazioni? A poco o a nulla, il più delle volte. L’autore ricorre a un prefatore – un nome prestigioso nel panorama editoriale –affinché faccia da garante della sua opera. Solitamente però la prefazione non funziona – e la garanzia viene meno – perché scritta svogliatamente per una sorta di dovere di cortesia senza aggiungere alcunché al romanzo, al saggio, alla silloge di racconti o di poesie.

Quanto detto non vale per “Oltre il tempo” di Lorenzo Marotta edito da Emersioni del marchio Castelvecchi.

“Oltre il tempo”, infatti, si apre con una prefazione di Antonio Di Grado che, oltre a regalarci un’illuminante riflessione sulle tendenze narrative attuali (con particolare riferimento al romanzo), ci offre la chiave di lettura dell’ultima fatica di Lorenzo Marotta.

“Oltre il tempo”- indica Di Grado – è “un romanzo– contenitore”; né, si ritiene, potesse trovarsi formula più felice, più rivelatrice di un romanzo originalissimo e più che mai denso, ricco dei più vari richiami.
Sarebbe riduttivo dire che “Oltre il tempo” è ambientato ad Aidone: i suoi personaggi, e con essi il romanzo stesso, attraversano il mondo; ma Aidone – di cui è originario Marotta, già preside in più Licei e giornalista culturale in più testate, con alle spalle più di un romanzo – resta il nucleo territoriale su cui ruota la storia, il suo cuore pulsante, il punto di inizio e di arrivo della narrazione in un romanzo circolare.

Ad Aidone vive Antonio Mazzara, docente di Filosofia al Liceo e scrittore. La sua opera “I racconti eretici”, imbevuta di filosofia, è sorprendentemente premiata dalla Confederazione dei Filosofi Statunitensi. Con le vicende di Mazzara s’intrecciano quelle di un gruppo di suoi allievi che, negli anni ’50, nell’eleggerlo a punto di riferimento, è animato dalla passione per i libri.

I ragazzi di quel gruppo, quasi tutti provenienti da famiglie povere ma desiderose di assistere alla loro scalata non solo sociale ma anche culturale, dopo il Liceo seguono vari percorsi universitari che li conducono ad affermarsi in continenti diversi. Le loro vite giocoforza si separano e vanno incontro a successi professionali ma anche, talvolta, a “sbandamenti” e a sostanziali delusioni esistenziali.

Si separano soprattutto le vite di Vincenzo, figlio del calzolaio del paese, che il destino e l’interesse per lo studio portano in Cina, e di Margherita, sua compagna di banco e suo amore segreto, figlia del medico condotto e di nobili origini: per lei il futuro sarà in America, alta funzionaria al Pentagono e con una famiglia apparentemente felice.

Nell’ultimo biglietto che il timido Vincenzo le aveva dedicato c’era scritto: “A te oltre il tempo il mio tempo”. Si può fermare il tempo e farlo scorrere indietro per ricominciare tutto d’accapo riprendendo da quelle passioni tradite o lasciate incompiute? Le lancette dell’orologio possono spostarsi indietro e poi tornare a muoversi in una direzione diversa da quella in cui si sono mosse, e con esse le vibrazioni del cuore?

Questo interrogativo sta al centro del romanzo di Marotta ma, insieme ad esso, vi sono tantissimi temi. Non è “Oltre il tempo” un “romanzo-contenitore”? Ed ecco perciò che vi si ritrovano i respiri purissimi e ricchi di millenaria storia di Aidone e, accanto, la vita delle metropoli sparse per il mondo, l’antica civiltà contadina con le sue impareggiabili “lentezze” e i ritmi frenetici della società consumistica, i sentimenti più naturali e duraturi e le avventure di sesso contaminate da costumi ribelli.

E non solo: in “Oltre il tempo” il romanzo tradizionale col suo evolversi lineare e con la sua cifra in parte corale s’incastra col romanzo filosofico. Già, perché le pagine del romanzo s’incrociano con quelle de “I racconti filosofici” dove, tramite il singolare personaggio di Zeropuntozero, s’incontrano – in un universo onirico degno della migliore tradizione italiana del realismo-magico – Antigone e Pasolini, i presocratici e Kierkegaard, e si dibattono i più profondi dilemmi sul senso della nostra esistenza e sulle prospettive dell’Occidente. Dando vita a un “romanzo nel romanzo”, come nota Di Grado, che supera i confini del tempo e che – miracoli della letteratura – allinea presente, passato e futuro.

“Oltre il tempo” è un romanzo dai tanti registri: quello “romantico” che fa leva sui buoni sentimenti e appassiona il lettore con le sue “love stories”, quello filosofico con le riflessioni che lo agitano, quello di formazione in cui spicca il rapporto speciale tra il docente e i suoi allievi e il valore della cultura.

I tanti registri s’intersecano senza intaccare l’unità di un romanzo insieme di spessore e pervaso di leggerezza. Calviniana, naturalmente.