E’ caos nelle scuole siciliane in questi giorni di chiusura imposta dal Ministero a tutte le istituzioni scolastiche d’Italia nell’ambito dei provvedimento per limitare il contagio da Coronavirus. Un provvedimento che tecnicamente non è di chiusura delle scuole ma di sospensione dell’attività didattica e di frequenza fatta salva la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza.

Insomma  i ragazzi non devono presentarsi  a scuola, ma insegnanti e personale Ata  devono lavorare regolarmente,  per fare in modo che le attività didattiche possano proseguire in qualche modo.

Il provvedimento, attualmente in vigore fino al 15 marzo ma che potrebbe essere prorogato, prevede, quindi l’avvio di lezioni a distanza. Lo stesso provvedimento dice chiaramente che le scuole devono individuare le modalità di recupero delle attività formative.  Queste lezioni on line servono a mantenere la continuità didattica ed il rapporto alunno insegnante ma è anche previsto espressamente che gli insegnanti non debbano segnare le assenze per quei ragazzi che non fossero collegati. Ciò per molti motivi a iniziare dal fatto che non tutti sono dotati di linea internet con banda sufficientemente larga e pc.

Ma le scuole si sono scoperte del tutto impreparate anche nella lettura e comprensione dei provvedimenti. Così ci sono casi di istituti tecnici che sono riusciti a mettere in piedi in poco tempo un sistema efficiente ed efficace, altri casi nei quali il sistema funziona male o non è stato comunicato e altri ancora nei quali ogni docente procede per se mettendo in scena mille modi, mille metodi e generando solo una gran confusione.

Un caso di buona pratica nel quale ci siamo imbattuti è quello dell’Iti Alessandro Volta di Palermo dove è stato fatto un lavoro tecnico di alto profilo. Sono stati creati account per tutti i 1200 studenti. I ragazzi hanno ricevuto una mail di comunicazione delle lezioni e di istruzioni. Lo stesso è stato fatto con i docenti informati sul funzionamento della piattaforma google classroom e formati sull’uso tecnico e sul come procedere normativamente con compiti, lezioni e assenze che non vanno segnate.

Situazione totalmente diversa al Cannizzaro di Palermo che in passato avevamo segnalato per la buona gestione della ‘bolgia’ viaggi d’istruzione. In questo caso  la comunicazione a studenti e/o genitori non è avvenuta se non in modo approssimativo e neanche i professori  sembrano informati se c’è chi utilizza strumenti e metodi non previsti dal regolamento di istituto e  segna l’assenza agli studenti non collegati, attività esclusa esplicitamente dal provvedimento perché il regime scolastico attuale è quello della sospensione didattica.

Ma di casi limite ce ne sono a decine in giro per la Sicilia. All’Istituto Comprensivo Giuseppe Verdi di Palermo, ad esempio, la prassi è più macchinosa. Il dirigente ha individuato due piattaforme – Edmodo e Weschool (e non la più raccomandata Classroom) – tra le quali i docenti devono scegliere, ma dovranno anche studiarne da soli il funzionamento e contattare i genitori che dovranno a loro volta utilizzare la loro email per creare l’account al figlio.

Procedure divergenti un po’ ovunque, insomma. Al Vittorini di Siracusa le classi virtuali saranno formate su Telegram, un’altra app di messaggistica considerata più sicura di Whatsapp. Una scelta adottata per blindare la privacy.

Sempre nel Siracusano sono 4 gli istituti che sono già operativi con le lezioni on line. Secondo la sezione provinciale  dell’ A.N.S.Se.S., un sindacato scolastico, ci sono oltre al Vittorini, l’istituto comprensivo Paolo Orsi, l’istituto superiore Quintiliano, l’istituto tecnico industriale Enrico Fermi. Tutte queste si trovano a Siracusa, a Melilli l’istituto comprensivo Rizza dovrebbe partire a breve con la didattica a distanza. Ci sono scuole, nel Siracusano, che operano attraverso il portale Argo, altre, invece, utilizzano piattaforme più smart, come le chat WhatsApp o Telegram.

Al liceo scientifico Einaudi di Siracusa gli studenti ricevono i compiti tramite WhatsApp e li inviano per email.

Chat espressamente vietate invece al liceo Basile di Palermo dove si potrà usare solo la piattaforma ufficiale autorizzata dal Ministero, G Suite for education con i suoi tre applicativi: Classroom per distribuire compiti test e comunicare tramite Stream; “Drive” per condividere files in modo rapido ed in ambito protetto; “Hangouts meet” per video lezioni in videoconferenza.

Ma le comunicazioni frammentate e il problema su come utilizzare le piattaforme ufficiali, sono solo l’ipotesi più rosea. Una delle criticità più delicate riguarda il fatto che la maggior parte degli studenti sono sprovvisti di computer e, pertanto, i docenti si trovano costretti a improvvisare ricorrendo ad esempio alle chat o ai social, come Whatsapp e Facebook. E’ il caso della scuola media Giovanni Falcone dello Zen di Palermo, dove la preside Daniela Lo Verde denuncia l’impossibilità di ricorrere alle piattaforme indicate dal Ministero. La quasi totalità degli alunni infatti non dispone di un computer e gli insegnanti devono fare da sé, escogitando un piano B a cui il governo centrale non ha pensato. A breve la preside convocherà un collegio docenti per individuare la soluzione migliore – probabilmente l’utilizzo delle chat –  per garantire la continuità didattica, ma è chiaro che un’app di messaggistica – qualora tutti gli alunni possano utilizzarla – sarebbe uno strumento limitante.

 

 

 

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