Alla fine prevale la linea dura, quella proposta a gran voce dal Ismaele La Vardera. Quella per la quale 5 stelle e Pd si sentivano tirati per la giacca dalle esternazioni pubbliche dell’esponente di Contro Corrente.

“Da San Martino delle Scale arriva un messaggio netto: le opposizioni sono unite” si legge in una comunicazione ufficiale dopo la riunione iniziata ieri pomeriggio e terminata questa mattina. Secondo M5S, PD e Controcorrente, “il Presidente Schifani è fuggito dalle sue responsabilità, dopo aver riportato indietro la Sicilia con tre anni di scandali, mala gestione e spreco di risorse”.

Per questo motivo, le opposizioni annunciano la presentazione di una mozione di sfiducia firmata da tutti e 23 i deputati dei gruppi di minoranza. L’esito di questa mozione appare scontato anche alla base degli stessi partiti d’opposizione: non ci sono i numeri e raccattare altri 13 voti pe auto mandarsi a casa è cosa se non impossibile poco ci manca.

La richiesta di voti al centrodestra

I tre gruppi si rivolgono a tutti gli altri parlamentari regionali: “Mandiamo un messaggio chiaro: è il momento di mandare a casa il governo Schifani, che ha riportato in vita il cuffarismo come metodo di governo in tutta la macchina regionale, a partire dalla sanità”. Difficile, però, che quelli che su singoli provvedimenti hanno scelto di fare i Franchi tiratori, oggi possano decidere di rinunciare ad altri due anni di mandato coscienti, peraltro, che la rielezione non è assicurata a nessuno, ma proprio nessuno. E che chi dovesse unirsi ad una mozione di sfiducia può dimenticarsi anche la ricandidatura.

L’appello al cambiamento

“Siamo a un punto di svolta cruciale: chi sostiene la mozione sceglie di liberare questa terra; chi non la sosterrà, evidentemente, sceglierà di non farlo”. Le opposizioni ribadiscono che la Sicilia ha bisogno di una guida nuova, credibile e libera da ombre che ne rallentano sviluppo e dignità istituzionale. “È il momento della responsabilità — concludono — e della costruzione di un futuro diverso per la nostra regione”.

La linea discussa fino a metà mattina che portava ad una opposizione rigida fino al limite dell’ostruzionismo durante la trattazione della Legge di Stabilità alla fine è stata bocciata a vantaggio di una velleitaria linea di proposta di sfiducia. Un ruolo, oltre le pressioni di La Vardera ed il rischio di farsi superare a sinistra dall’ex Iena, lo ha avuto anche la spaccatura in due tronconi del Pd, da un lato agitatore della piazza e dall’altro promotore di opposizioni sui fatti in aula.

Le segreterie regionali si accodano

“Alla luce delle scelte dei gruppi parlamentari sulla presentazione della mozione di sfiducia, le segreterie regionali Pd, M5S e Controcorrente non solo concordano sulla presentazione della stessa, ma rilanciano ad una azione congiunta a supporto della mozione con mobilitazione dei territori per sensibilizzare i siciliani tutti. A chi ci chiede se siamo pronti a dimetterci, rispondiamo che siamo prontissimi. Ma ricordiamo che servono 36 firme contemporanee, altrimenti subentrerebbero i relativi primi dei non eletti, facendo un grande favore a Schifani. Forse qualcuno non conosce le regole del gioco” aggiungono, a distanza di qualche ora, Nuccio Di Paola, coordinatore regionale Movimento 5 Stelle, Valentina Chinnici, vice segretaria del Pd Sicilia e Ismaele La Vardera, coordinatore regionale di Controcorrente.

La provocazione di Sud Chiama Nord

In serata arrivano altre tre voti, quelli di Sud Chiama Nord ma accompagnati da una provocazione “La mozione di sfiducia che presenteranno alcuni dei partiti che, come noi, stanno all’opposizione del governo Schifani è solo una mossa propagandistica. Il centrodestra, come sanno bene tutti, all’Ars ha una maggioranza netta, frutto del voto dei siciliani. È un dato di fatto” afferma Cateno De Luca, capogruppo all’Ars di Sud chiama Nord.

“Ma per evitare equivoci – aggiunge De Luca – annuncio che anche Sud chiama Nord voterà questa inutile mozione. Ma se davvero tutte le opposizioni hanno gli attributi e vogliono fare una cosa concreta, la soluzione è semplice: dimettetevi tutti e 23, che lo faremo anche noi di Sud chiama Nord insieme a voi“.

“Alla nostra Regione – sostiene De Luca – non serve propaganda ma riforme serie per cambiare il sistema marcio che sta condizionando la Sicilia, come abbiamo denunciato più volte. Noi, come sempre, vogliamo cambiare le cose rimboccandoci le maniche, senza alcun timore, come facciamo in ogni singolo comune che amministriamo. Come Sud chiama Nord – annuncia De Luca – da gennaio partiremo con il Governo di liberazione, che avrà l’obiettivo di proporre riforme concrete e rivoluzionarie per permettere a chiunque andrà al governo della Regione Siciliana di governare in maniera trasparente, senza condizionamenti. I siciliani adesso – conclude De Luca – hanno la dimostrazione plastica di chi vuole fare le cose e di chi invece vuole solo apparire”.

Opposizione buona solo per fare “reel” sui social

Arriva nel pomeriggio la replica del capogruppo di Forza Italia Stefano Pellegrino per il quale “La montagna ha partorito il classico topolino, e per di più già stanco: nessuna proposta alternativa, nessuna visione, solo slogan da reel e la rituale mozione di sfiducia che tutti sanno già come andrà a finire. Se queste sono le “grandi strategie”, possono tranquillamente restare nel loro conclave di San Martino: l’isola non si accorgerebbe minimamente della loro assenza.

Governare richiede idee, competenza e coraggio. Loro, per ora, hanno portato solo comunicati indignati e foto di gruppo. Ma per guidare la Sicilia serve ben altro, e, a giudicare dal ritiro spiritual-social, non sembrano ancora pronti a uscire dal seminato della vuota propaganda.”