L’uomo sarà anche andato sulla luna ma il suo territorio di conquista sono i social. Per essere più precisi, la parte più nascosta dei social: i messaggi privati.

Ogni volta che ti si illumina il telefono, ti si spegne la speranza nel genere umano.
Tu pensi di aprire un semplice messaggio e invece ti ritrovi catapultato in un universo parallelo, dove il virtuale lascia il posto al paranormale.
Nemmeno Alberto Angela ha ancora avuto il coraggio di spingersi oltre i confini del “visualizzato, schedato, segnalato e bloccato”.

I messaggi privati racchiudono più patologie di un centro d’igiene mentale, più segreti del ragù della nonna, più pettegolezzi di un giornale di Signorini, più maledizioni (se non rispondi) della tomba di Tutankhamon.

Tralasciando gli sms che manco mia nonna, quella del ragù, ormai utilizza; nonostante le compagnie telefoniche continuino a offrirli (“100 sms dal lunedì al sabato e 500 la domenica perché col ragù sono la morte sua”) così come una milf appena mollata, in piena crisi ormonale, tonica come una mozzarella di bufala, si offre durante la settimana della moda a Milano…e tralasciando whatsapp perché tu gli hai dato il numero e chi è causa del suo mal, pianga se stesso…
Il vero pianeta non sufficientemente esplorato è quello della messaggistica social.

Capitolo a parte merita Telegram, la democrazia cristiana dei messaggi.
Si colloca tra i due mondi, per non fare un torto a nessuno. È simile a whatsapp perché serve il numero di telefono per essere disturbato ma è anche simile a messenger, ai direct di instagram…perché puoi ricevere rotture di coglioni sulla base del nickname.
Così capita che mentre sei tranquillo per i fatti tuoi, hai bloccato tutti i gruppi e tutti i contatti, talmente “bloccato” che ti sembra di stare sul grande raccordo anulare all’orario di punta… ti arriva su telegram questo messaggio: “Ti ho trovata!”. Ti sale la stessa ansia di quando tua madre ti beccava a nascondere i cocci del vaso sotto il tappeto; di quando il professore faceva il tuo nome il giorno delle interrogazioni e tu non avevi studiato perché stavi ancora a mettere insieme i cocci con la speranza, nel frattempo, che ti chiamasse Magalli per farti vincere il vaso cinese; di quando dai il tuo smartphone per far vedere una foto e ti passano in rassegna pure quelle della prima comunione (le uniche dove non sei, con la bocca a culo di gallina, a farti i selfie in bagno)…
Ti senti impotente come Rocco Siffredi a fine carriera, messo a nudo come Cicciolina durante una scena senza dialogo…
So di un certo Messina Denaro che rispose con: “Minchia! Mi truvaru!” e di uno che si affidò ai “pizzini” ma fu trovato lo stesso. Questa però è un’altra storia.

Torniamo ai messaggi social.
Se è vero che l’uomo continua a inviare sonde senza equipaggio su Marte, è anche vero che continua a inviare minchiate senza senso o minchie senza speranza (secondo il tipo d’interesse) in privato.
Molti di questi messaggi (NON TUTTI) sono più inopportuni di un brufolo al primo appuntamento, più invadenti di una visita dal ginecologo o dal proctologo, sono fatti della stessa sostanza dei dialoghi di un film di Cicciolina: di nulla.

Il più delle volte, sono fatti di manine che ti salutano e ti chiedi: “Ma Antonio Di Pietro che fine ha fatto?

“Di dove sei?”. E magari tra le informazioni hai addirittura inserito il nome della clinica in cui sei nata e tutte le città in cui hai, via via, vissuto che manco il giro d’Italia è così dettagliato.

“Che fai?”, “Quando vai in ferie?”, “Hai finito di lavorare?”… e il dubbio che possa celarsi, dietro l’account di un surfista australiano, il tuo datore di lavoro inizia a farsi concreta.

“Sei fidanzata?”. In questo caso hai due ipotesi: dire “no”, consapevole che la probabilità di veder finire questa conversazione è pari a quella di vedere l’ultima puntata di Beautiful; o dire “sì”. I più temerari continueranno (quelli nati negli anni ’80 a salire, solo dopo aver fatto la battuta “ma io non sono geloso”), gli altri desisteranno. Poi ci sono io che ho anche la terza opzione: “Sono siciliana”, e allora spariscono come quel tale beccato su telegram.

Vorrei però sfatare una leggenda metropolitana. Io non ho mai ricevuto un messaggio porno (non iniziate proprio adesso).
A volte, non capisco se è una tecnica per rimorchiare o mi avete scambiata per un ufficio di collocamento.
Io ricevo proposte di lavoro (più o meno, soprattutto meno, plausibili) e richieste di raccomandazioni per far parte del mondo dello spettacolo.

Adesso dico a te, proprio a te che mi hai scritto dicendomi che vorresti fare l’attore e di aiutarti.
Caro ragazzo, io ho partecipato solo alle riprese della mia prima comunione, in cui eravamo tutti vestiti di bianco e non sono nemmeno tanto sicura di essere io quella inquadrata, posso parlare al massimo col sagrestano e col prete, magari con un’Ave Maria e un Padre Nostro riusciamo a fare il miracolo.