Dopo il primo segnale di allontanamento della giunta comunale di Palermo retta dal primo cittadino Roberto Lagalla Noi Moderati conferma la sua presa di distanze dalla maggioranza in città.

Amministrazione latitante

“Noi Moderati contesta ancora una volta la latitanza dell’Amministrazione comunale sul fronte delle periferie, luoghi sempre più segnati da disagio sociale, disuguaglianze e prevaricazioni che diventano terreno fertile per fenomeni criminali e pericolose derive di violenza urbana.
Le periferie di Palermo sono ormai laboratori del degrado e simbolo dell’assenza di politiche pubbliche capaci di restituire dignità, sicurezza e opportunità ai cittadini che vi abitano. È inaccettabile che, a fronte di un’emergenza sociale ormai sotto gli occhi di tutti, l’Amministrazione continui a mostrarsi inerte e disattenta, priva di una visione strategica e di interventi strutturali” dice Michele Nasca coordinatore provinciale di Noi Moderati.

Giuseppe Mancuso fuori dal partito

In questo clima e con questa scelta ormai adottata non c’è spazio per chi resta ancorato alla maggioranza comunale in base a quello che dicono dalla formazione centrista “In questo quadro, Noi Moderati ribadisce la propria distanza politica e la ferma critica nei confronti di un modello amministrativo che non gli appartiene e che non risponde ai bisogni reali della città”.

“Prendiamo atto, inoltre, della volontà del consigliere Giuseppe Mancuso di mantenere la carica di Vicepresidente del Consiglio comunale in quota alla maggioranza. Una scelta che rende incompatibile la permanenza dello stesso all’interno del partito Noi Moderati, venendo meno i presupposti politici e i valori che ne avevano giustificato l’appartenenza”.

Il ruolo ricoperto da Mancuso dovrà, dunque, adesso essere attribuito ad un’altra fetta della maggioranza visto che la formazione di Saverio Romano si tira fuori “Noi Moderati continuerà a rappresentare con coerenza e chiarezza un progetto politico autonomo, fondato sulla legalità, sull’inclusione sociale e sul rispetto delle istituzioni, lontano da ogni forma di ambiguità o compromesso” conclude Nasca