Duro colpo alla mafia del quartiere Noce di Palermo, sono scattati 11 arresti.

L’operazione “Padronanza” ha visto impegnati circa 100 uomini della Squadra Mobile, diretta da Rodolfo Ruperti, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Palermo.

Le 11 persone arrestate sono indagate a diverso titolo, per associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione aggravata, trasferimento fraudolento di valori aggravato ed altro. Nove sono finiti in carcere e due ai domiciliari.

Gli arrestati sono Salvatore Alfano, 64 anni, Girolamo Albamonte, 39 anni, Giuseppe Cardella, 50 anni, Angelo De Luca, 36 anni, Francesco Di Filippo, 42 anni, Vincenzo Lanno, 27 anni, Francesco Paolo La Rosa, 55 anni, Biagio Piraino, 68 anni, Nicolò Zarcone, 37 anni. Ai domiciliari Giuseppe Bondí, 39 anni, e Vincenzo Runfolo, 36 anni.

Tra gli arrestati nell’operazione Padronanza della polizia c’è, come detto, Salvatore Alfano, 64 anni, ritenuto il nuovo capo della Noce. Alfano ha avuto l’investitura direttamente da Settimo Mineo, il capo che aveva cercato di ricostituire la nuova Cupola dopo la morte di Totò Riina, con un bacio sulla bocca, nella piazza principale del quartiere.

Come spiega Rodolfo Ruperti, “Salvatore Alfano è sicuramente un elemento di spicco di Cosa Nostra, ed ha avuto diversi incontri con Settimo Mineo”.

In occasione della conferenza stampa nella quale sono state fornite le notizie riguardo gli 11 arresti, è stato lanciato un appello alle vittime del racket delle estorsioni.

Dice ancora Ruperti: “L’appello agli operatori economici è quello di fidarsi delle forze dell’ordine, dell’autorità giudiziaria, di avvicinare le forze dell’ordine quando hanno qualche problema da denunciare.
Quello che abbiamo notato in questa attività investigativa è che c’è stata pochissima collaborazione ma oggi i tempi sono cambiati per tutti, c’è una crisi economica molto forte.
Oggi Cosa nostra si può approcciare alle persone in maniera anche diversa, come tutte le organizzazioni criminali e potrebbero farsi forti del bisogno che in questo momento alcuni piccoli commercianti e piccole imprese potrebbero avere”.

“Il monito resta quello di avvicinarsi alle forze dell’ordine – dichiara ancora il capo della Squadra mobile di Palermo -. Noi da questo punto di vista abbiamo fatto diversi incontri con tutte le associazioni di categoria, per rinnovare il nostro impegno e chiedendo chiaramente anche una loro collaborazione”.

Ma quella del pizzo a negozianti e imprenditori rimane una vera e propria piaga.

“All’interno dell’organizzazione di Cosa nostra ci sono vari ruoli – conclude Ruperti – C’è chi ha una predisposizione nel settore edilizio perché magari ha delle ditte o riesce a intestare ditte a dei prestanome e quindi cerca di entrare in quella fetta di mercato. Ancora oggi ci sono soggetti senza scrupoli che vengono anche mandati a fare danneggiamenti”.

“Con queste operazioni diamo prova della nostra vicinanza ai commercianti e agli imprenditori. Per questo faccio un appello. Adesso in questa fase di ripresa, dopo un lungo lockdown, pagare il pizzo significa vanificare tutto il lavoro fatto. Sappiamo che i mafiosi si stanno presentando per richiedere il pizzo, invito tutti a ribellarsi. Tornare a pagare farebbe perdere tutto il terreno conquistato in questi anni”. Lo ha detto il questore di Palermo Renato Cortese presente in conferenza stampa.

Spiega Gianfranco Minissale, Dirigente del gruppo contrasto Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Palermo: “L’indagine è durata quasi 2 anni. Parliamo di un territorio difficile da penetrare.
Qualunque movimento di soggetti che non fanno parte di quella ristretta cerchia di persone che lì risiedono, viene immediatamente notato e percepito come ostile.
La difficoltà di muoversi su quel territorio anche per le attività investigative è stata notevole.
L’analisi dei fatti è stata abbastanza complessa ed è stata condotta anche mettendo insieme più fonti di ascolto, più fonti di ragionamento, dati provenienti da diverse situazioni e capire dove iniziava il comportamento mafioso”.

E ancora: “Per i mafiosi l’estorsione è un serbatoio importante perché c’è un principio indefettibile per Cosa nostra, che è quello del mantenimento dei familiari dei detenuti.
Ci sono delle fonti di arricchimento diversificate, basti pensare agli stupefacenti che sono tornati in città in grande quantità, al settore dei giochi e delle scommesse abusive online, però ancora oggi lo strumento estorsivo rappresenta una forma di controllo del territorio e una forma di sostentamento per i mafiosi”.