Nessun patto illecito fra il giudice Giuseppe Sidoti e l’ex presidente del Palermo calcio Giovanni Giammarva. Lo sentenzia la sesta sezione della corte di Cassazione nelle motivazioni del provvedimento con cui il 3 aprile scorso ha annullato l’ordinanza del gip di Caltanissetta che aveva portato alla sospensione del magistrato della sezione fallimentare del tribunale di Palermo, per un anno.

“Non ci fu corruzione”, ribadiscono gli ermellini. L’accusa in parte, come riportano alcuni quotidiani locali, però, era stata già ridimensionata dal tribunale del riesame, che aveva ridotto la sospensione a sei mesi, sostenendo che non ci fosse stato alcun atto contrario ai doveri d’ufficio.

Ora, il collegio presieduto da Anna Petruzzellis va anche oltre scrivendo che non ci sono neanche gli indizi per la forma meno grave della corruzione (quella per l’esercizio della funzione), che pure il tribunale del riesame aveva ravvisato.

In quindici pagine di motivazione, la Corte passa in rassegna l’intero caso, oltreché il ricorso della procura di Caltanissetta, che insiste nell’atto d’accusa. E accoglie la ricostruzione della difesa, sostenuta dagli avvocati Monica Genovese e Matias Manco, affermando che “il rapporto fra Giammarva e Sidoti non nasce all’indomani della procedura prefallimentare, bensì è decisamente risalente nel tempo”.

Per i giudici, una ragione in più per negare che ci fosse un accordo corruttivo. La storia è quella del Palermo calcio di Maurizio Zamparini e risale a circa due anni fa: la Procura di Palermo aveva presentato istanza di fallimento, che venne respinta.

Dietro il no del collegio civile, secondo la magistratura nissena, ci sarebbe stata una sorta di combine. E poi in ogni caso Sidoti era uno e la decisione di non far fallire il Palermo fu del collegio di cui faceva parte.