Ninì Bacchi vittima della mafia e poi dell’antimafia”. È la pesantissima affermazione dell’avvocato Antonio Ingroia, ex pm della Procura di Palermo, intervenendo sul caso dell’imprenditore partinicese Bacchi, di cui è il legale difensore, sotto processo in seguito all’operazione Game over con l’accusa di aver realizzato un business illecito con centri di scommesse attraverso l’appoggio della mafia. Ieri la Procura per Bacchi ha chiesto ben 20 anni di reclusione, la pena più alta tra tutti gli imputati del processo ordinario. Bacchi al contrario ha sostenuto di essere stato vittima della mafia all’epoca in cui gestiva i centri scommesse e non si ribellò inizialmente perché impaurito.

Ingroia: “Un clamoroso errore giudiziario”

Secondo Ingroia durante il processo, con l’avvocato Antonio Maltese, Bacchi avrebbe dimostrato “il clamoroso errore giudiziario, ma la Procura di Palermo non si è data per vinta e, pur di non ammettere l’errore, insiste”. Ieri, poco prima che il pm prendesse parole per pronunciare le richieste di condanna, l’imprenditore è intervenuto in aula facendo nomi e cognomi di affiliati alla mafia palermitana che lo costrinsero a pagare per non subire ritorsioni. Oggi, ritornando sulla questione, Ingroia parla del suo assistito e del caso che lo riguarda precisando che Bacchi sarebbe vittima della “mafia e dell’antimafia”.

Le vicissitudini di Bacchi

Bacchi solo recentemente è stato scarcerato, dopo essere rimasto in carcere per due anni e mezzo in seguito all’arresto avvenuto nel febbraio del 2018. I legali hanno provato più volte in questo lasso di tempo a chiederne la scarcerazione per “motivi di salute”,  sostenendo che l’imprenditore di sarebbe ammalato di una grave depressione psichica che lo avrebbe portato “a rischio di suicidio in carcere”. Solo sulla scorta di una superperizia psichiatrica disposta dal tribunale, Bacchi veniva scarcerato nel luglio scorso e ammesso agli arresti domiciliari per potersi curare.

Adesso accusa i suoi aguzzini

“Tornato a casa, – precisa Ingroia – Bacchi si rinfranca, si prende coraggio e per la prima volta accusa i suoi estorsori, facendo nomi e cognomi dei suoi aguzzini, e fra i nomi ci sono anche nomi ‘pesanti’ della ‘mafia che conta’, diventando a tutti gli effetti un uomo di giustizia, e non certo di mafia. E la Procura che fa? Risponde dicendo che ‘è troppo tardi’, che Bacchi avrebbe dovuto fare quelle dichiarazioni molto prima, e ancora addirittura che avere reso queste dichiarazioni in pubblico dibattimento è un favore ai mafiosi e un danno alle potenziali indagini della Procura! Incredibile ma vero! Non basta: per punirlo rincara la dose chiedendo la condanna a 20 anni di reclusione !!!”.

L’ex pm: “Bacchi e i suoi familiari abbandonati dallo Stato”

Ingroia rincara la dose: “Ma dove siamo arrivati?!? Questo è il modo per incoraggiare gli imprenditori a prendere le distanze dalla mafia? Questa è la maniera per aiutare gli ‘indecisi’ a superare ogni remora e denunciare le estorsioni subite? Punire chi ha taciuto come fosse un complice?!? Intanto, Benedetto Bacchi e i suoi familiari da ieri rischiano la vita, lo Stato li ha abbandonati a sé stessi e nessuno li sta proteggendo con una sufficienza davvero impressionante e preoccupante. Questo è il modo migliore per contrastare la mafia? Se si continua su questa strada è difficile sostenere che ‘la legalità conviene’ come tutti dichiariamo da anni. Perché sia conveniente stare dalla parte della legalità e dello Stato, lo Stato deve dimostrare di esserne all’altezza. Attendiamo e speriamo che venga da qualche Istituzione dello Stato un cenno di presenza e di attenzione. Perché in questa vicenda, come in tante altre, lo Stato ha tanto da farsi perdonare”.