Giuseppe Costa, detto Pinuzzu u Chieccu, fratello di Rosaria Costa, vedova Schifani la moglie del poliziotto Vito ucciso nella strage di Capaci insieme al giudice Falcone, come si legge nell’ordinanza del gip Roberto Riggio è ritenuto un componente della famiglia mafiosa di Vergine Maria svolgendo le funzioni di esattore delie richieste estorsive destinandole ai carcerati.

E’ con Pinuzzo Costa che Francesco Paolo Scotto, accusato dal fratello Gaetano di avere intascato parte dei proventi illeciti a lui destinati aveva cercato un chiarimento. La conversazione gli uomini della Dia la sentono in diretta visto che avevano piazzato una microspia nella Merdeces di Francesco Paolo Scotto.

Era il 7 agosto del 2016 proprio davanti casa del fratello della vedova Schifani che in quella occasione lo stesso Costa gli ricordava che era stato incaricato di consegnare i soldi frutto delle estorsioni tra i commercianti dell’Arenella e di Vergine Maria sia a Francesco Paolo che a Piero, visto che Gaetano era in carcere.

Che Costa fosse uno dei referenti della famiglia emerge anche in un’intercettazione ambientale, come si legge nell’ordinanza, all’interno del pub White club all’Arenella. Era il primo settembre del 2016 e già Gaetano Scotto era uscito dal carcere. Nel corso della discussione tra Gaetano e un suo nipote indagato nel corso dell’operazione emergevano, infatti, le figure dei soggetti ai quali era stata affidata la gestione della famiglia mafiosa dell’Arenella, in sua assenza.

Oltre ai due fratelli Francesco Paolo e Pietro c’era anche Giuseppe Costa. Quest’ultimo, come emerge dalle intercettazioni, sarebbe tra i responsabili della tentata estorsione ai gestori della discoteca il Moro. Estorsione che non si completò.

Scrivono i magistrati nell’ordinanza “alla luce di tutti gli elementi sopra esaminati deve concludersi per la piena intraneità di Giuseppe Costa all’interno della famiglia mafiosa: senza dubbio Costa si è prodigato da anni addietro, in contatto i fratelli Scotto e altri affiliati per raccogliere proventi illeciti, anche al fine di mantenere in carcere Gaetano Scotto. Dimostrazione della sua partecipazione è il continuo rapportarsi con altri componenti all’associazione mafiosa”.