Il buco nei conti della Regione siciliana rischia di crescere ancora. Non solo 7,3 miliardi di disallineamento, 2,1 miliardi di deficit e 400 milioni di nuovo deficit scoperto in agosto.

Le spiegazioni tecniche del Vice presidente Gaetano Armao questa mattina in Commission bilancio non sono bastate a calmare gli animi e in assemblea va in scena il nuovo affondo del presidente Miccichè che comincia rispondendo alla lettera di Musumeci al Presidente dell’Ars

“Il presidente della Regione ha detto che il Parlamento tiene nei cassetti leggi di riforma, parole che mi hanno amareggiato. Mai in questo Parlamento è stata tenuta nascosta una legge o una iniziativa del governo, qui cassetti non ce ne sono e se c’è qualche cassetto dico al governo che chiavi non ce ne sono: chi vuole verificare i contenuti nei cassetti puo’ farlo” ha detto, in aula, il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè aprendo i lavori del pomeriggio mentre a sala d’Ercole era assente il governatore Nello Musumeci.

“Mai il governo può pensare che questo Parlamento faccia qualcosa per boicottare o rallentare la sua azione. Sarei un pazzo, l’interesse di tutti noi è quello di aiutare la Sicilia, che è debole, e l’economia che non è sana. La cosa peggiore sarebbe boicottarla, ma la cosa peggiore è anche chi tenta di boicottare questo Parlamento dando informazioni che non corrispondono al vero”.

Miccichè attacca sui conti della Regione “Preciso che l’eventuale accoglimento da parte della Corte costituzionale dell’impugnativa” del Consiglio dei Ministri di parte delle norme del “collegato” generale all’ultima legge regionale di stabilità “determinerebbe un peggioramento del disavanzo pari a 64,4 milioni di euro”.

“Non si può dare nessuna responsabilità a questo Parlamento: ne di avere inventato i ‘collegati’, che sono stati una richiesta specifica del presidente della Regione e del governo, ne sulle leggi che non sono state ancora approvate perché l’Ars ne ha varate tantissime quando aveva il tempo di farle. Ma se il Parlamento è stato impegnato nei ‘collegati’ non c’è stato tempo, se l’Ars fosse stata informata sui problemi finanziari già a giugno quando il governo sapeva qual era la situazione dei conti, invece di andare appresso ai ‘collegati’ avrebbe potuto mettere all’esame le leggi di riforma”.

Nel giorno in cui all’Ars andavano in scena gli anatemi di Miccichè il presidente Musumeci lanciava le sue ricette e i suoi appelli a margine dei lavori della 93esima assemblea dei soci di Confindustria Catania alla quale ha preso parte il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

“Boccia deve intestarsi l’iniziativa di creare un tavolo per il Mezzogiorno d’Italia. Serve una manovra anti ciclica perchè se continuiamo con le procedure ordinaria non riusciremo mai a recuperare il divario tra Nord e Sud. Quindi si crei un piano per cinque, sei, sette anni, con la regia del governo nazionale affinché il Mezzogiorno d’Italia possa derogare ad alcune procedure che sono estenuanti e lente e poter finalmente investire le tante risorse che abbiamo disposizione, comunitarie ed extracomunitarie”.

“La vera ricchezza arriva dall’impresa ed è per questo che occorre da un lato accelerare la spesa pubblica e dall’altro mettere le imprese in condizione di essere competitive” ha detto il presidente della Regione. “Per quanto riguarda la fuga dei cervelli – ha aggiunto – noi crediamo che la formazione debba sempre più avvicinarsi alle competenze delle imprese, senza nulla voler togliere agli enti di formazione, e dobbiamo far tornare a parlare la scuola con l’impresa. Occorre rivedere il sistema educativo e formativo”.

“In quasi due anni abbiamo realizzato quello che non si era fatto negli ultimi 10 anni. Siamo partiti dal principio che in Sicilia c’è bisogno di incentivare la spesa e le imprese. Abbiamo messo, tra l’altro, su una serie di bandi per oltre 80 milioni di euro a favore delle imprese per l’innovazione l’internazionalizzazione” ha aggiunto Musumeci. “Nelle aree industriali abbiamo previsto 54 milioni di interventi per infrastrutture, per rendere adeguate queste aree. Alle associazioni industriali abbiamo solo chiesto di fornirci i progetti e saranno subito finanziati perché la risorsa è già a nostra disposizione. Lo faremo d’intesa con il Comune di Catania in questa provincia, in quest’area industriale dove abbiamo previsto 11 milioni da spendere per interventi infrastrutturali”.

“Nel 2017 – ha proseguito- noi non c’eravamo. Sono state aggiudicate dagli Uffici regionali gare per lavori pubblici per circa 80 milioni di euro. L’anno successivo, con il mio governo, abbiamo superato i 111 milioni. Nell’anno in corso siamo a quasi 100 milioni e contiamo di arrivare a 170 milioni complessivi entro il 31 dicembre. Quindi più del doppio rispetto a due anni fa”.

“Lo stesso ritmo – ha proseguito Musumeci – lo ha tenuto l’ufficio del commissario straordinario al dissesto idrogeologico che è guidato dal sottoscritto. I cantieri, oltre 50, sono già aperti, affidamenti di opere per oltre 200 milioni di euro.Lo dico con orgoglio: sul fronte del dissesto idrogeologico la Sicilia e contro l’erosione delle coste siamo la prima regione italiana per spesa”.

“Ho trovato una Regione – ha continuato Musumeci – che tra il 2016 e il 2017 non aveva finanziato con fondi europei nessuna impresa. Nel biennio non ancora concluso sono state finanziate 1641 imprese impegnando risorse per circa 316 milioni di euro. Di questi, 80 milioni sono già stati materialmente versati alle aziende ed entro la fine dell’anno si prevede di raggiungere la importante cifra di oltre 150 milioni”.

“Attraverso l’Irfis, che è la banca della Regione e che abbiamo fatto resuscitare dopo anni di letargo – ha concluso – sono stati concessi, nel biennio che ancora non si è concluso, finanziamenti ad oltre 100 aziende ed è stata erogata liquidità per quasi 80 milioni di euro”.

Ma dall’opposizione arriva un affondo al di sopra del gioco delle parti “Di fronte alla gravità della situazione finanziaria che si è determinata il governo si limita a chiedere prudenza al Parlamento, è un governo che non governa. Se Musumeci ha deciso di scendere dall’autobus e di fermarsi perché ha capito di essere al capolinea lo dica chiaramente: così non si può andare avanti” ha attaccato il capogruppo del Pd all’Ars, Giuseppe Lupo, a margine della seduta parlamentare.