E’ rivolta contro l’ipotesi di un hot spot da realizzare a Palermo per l’identificazione die migranti. L’area identificata si trova nel quartiere Zen e il parere iniziale dell’amministrazione sembrava positivo visto che lo stesso sindaco parlava non di hot spot ma di una struttura che semplificasse le operazioni di identificazione dei migrantic he giungono in città.

Contro l’idea è stata una sollevazione continua con la preoccupazione che qualsiasi sia la formula il centrodiventi di fatto un hot spot nel giro di qualche mese. 

Adesso il Sindaco  Leoluca Orlando ha chiesto al Presidente del Consiglio comunale, Salvatore Orlando, di prevedere quanto prima la discussione sul parere richiesto dalla Regione  per la realizzazione di un hotspot per migranti a Palermo, assicurando la sua presenza al dibattito “per ribadire la contrarietà dell’Amministrazione a questo progetto”.

Intanto dalla Regione iniziano ad arrivare le prime segnalazioni di presunte irregolarità. “La realizzazione di una struttura come l’hotspot per migranti, che il Governo nazionale vorrebbe costruire a Palermo, in un’area peraltro vincolata, ci preoccupa e vedrà la nostra più decisa opposizione. L’hotspot, al di là dell’apparente neutralità dell’etichetta burocratica, serve solo a riconsegnare a regimi non democratici migliaia di uomini e donne. Una pratica inaccettabile!” dice il presidente della Commissione antimafia siciliana Claudio Fava, deputato all’Ars dei 100Passi.

“Il Comune di Palermo non può essere lasciato solo nell’opposizione a un simile scempio: serve anche la voce autorevole e forte della Regione. Purtroppo dobbiamo registrare un sorprendente e anomalo comportamento da parte della Soprintendenza dei beni culturali di Palermo che, pur confermando l’esistenza di stringenti vincoli nell’area dove si vorrebbe realizzare un’opera dal costo di oltre 7 milioni di euro, ha rilasciato un parere favorevole in virtù di non meglio specificati, ed inesistenti, motivi di ordine pubblico e spingendosi, cosa ancora più anomala, a suggerire al Comune di Palermo le azioni per superare i vincoli di tutela dell’area”.

Per Fava, che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione urgente al Governo regionale, l’ipotesi dell’hotspot “rappresenterebbe anche uno schiaffo ad una zona della Città, quella dello ZEN, che avrebbe bisogno di interventi per favorire il processo di crescita collettiva e civile in atto e non certo di strutture che potrebbero aumentarne la marginalizzazione”.

Dopo le riunioni delle commissioni consiliari competenti interviene anche il Movimento 5 stelle “La tutela dei diritti umani per noi viene prima di tutto – afferma Ugo Forello, capogruppo del M5S al Comune di Palermo – Per questo non crediamo che l’hotspot che vogliono costruire a Palermo, struttura chiusa, caratterizzata da un forte controllo di polizia e con un divieto assoluto di ingresso, sia lo strumento adatto per accogliere e aiutare i migranti. Palermo non ha bisogno di luoghi in cui vengono violati i diritti fondamentali e che offrono poche garanzie a chi vi è ospitato. Oltretutto l’area individuata, vicino lo Zen 2, è sottoposta a vincolo perché sorge su verde storico, in una zona prossima a quanat e necropoli. Si parla di più di 7 milioni per due anni per la sola realizzazione dell’opera, una cifra enorme per qualcosa, sulla carta, di temporaneo che rischia di creare una periferia nella periferia, marginalizzando ancora di più chi vive lontano dal centro di Palermo”.

Intanto martedì 22 maggio, alle ore 11,30, presso i locali del Centro Pio La Torre in via Umberto Boccioni 206 a Palermo, si terrà un incontro, promosso dal Centro Pio La Torre e dal Laboratorio Zen Insieme, tra le associazioni culturali, antimafia e del territorio per discutere l’elaborazione di una proposta comune circa la possibilità di collocare l’hotspot per gli immigrati allo ZEN di Palermo. Un annuncio che ha creato un forte allarme sociale.
L’incontro si svolgerà in vista del Consiglio comunale del 22-23-24 maggio che discuterà la questione.
“Esprimersi unitariamente come forze sociali, culturali, antimafia – sottolinea Vito Lo Monaco, presidente del centro Pio La Torre – sarebbe un segno di civiltà e partecipazione democratica significativa”.