Lotta alla dispersione scolastica e valorizzazione del ruolo della scuola. Obiettivi ambiziosi ma ai quali puntano tanto il Miur quanto l’assessorato regionale all’Istruzione guidato da Roberto Lagalla.

Proprio l’assessorato, qualche giorno fa, ha annunciato, con grande soddisfazione, che saranno 261 le cattedre in più che il Miur assegnerà alla Sicilia per incrementare il tempo pieno nella scuola primaria dal prossimo anno scolastico.
Un buon risultato per l’assessorato che sta mettendo in campo nuovi progetti, mentre di altro avviso sono i sindacati della scuola che si aspettavano ben altro così come i lavoratori del settore.

I docenti della scuola primaria assunti al Nord con la “Buona scuola” speravano di avere più possibilità di rientro a casa.
“L’assegnazione da parte del ministero di 261 cattedre in più per il tempo pieno – dichiarano Graziamaria Pistorino, Francesca Bellia e Claudio Parasporo, segretari regionali di Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola – sono poca cosa”.

Come scrive Repubblica Palermo, La Sicilia, con 8,6 classi a tempo pieno su cento nel 2017-2018, dopo il Molise è la regione italiana che mette a disposizione dei propri alunni meno ore di attività scolastica. “Anche per colpa degli enti locali e della Regione – concludono i sindacati – che non garantiscono alcuni servizi fondamentali per il tempo pieno, come l’adeguamento dei locali, la mensa e il trasporto degli alunni”.

I dati sulle ore dedicate al tempo pieno in altre regioni sono nettamente differenti rispetto a quelli desumibili dallo scenario siciliano: 48 per cento in Piemonte e 51 per cento in Lombardia, ad esempio.

I duemila posti nella scuola approvati nell’ultima legge di bilancio sono stati ripartiti dal Miur tramite un algoritmo che in alcuni casi porta a risultati che lasciano dubbiosi: in Lombardia, ancora ad esempio, le cattedre saranno 262 nonostante il servizio scolastico erogato nella regione sia per quasi sei volte di quello garantito in Sicilia.

Insomma, tra i docenti siciliani c’è grande delusione. Basti pensare che quelli che attendono di tornare nell’Isola, dopo aver dovuto accettare l’assunzione al Nord per non restare disoccupati, sono oltre 3mila.