Torna in azione la banda degli spaccavetrine. Gli arresti della squadra mobile non hanno messo fine ai colpi ai danni dei commercianti.

Sono giovani armati di mazze che in pieno centro, anche in vie affollate della movida palermitana non sembrano per nulla impauriti.

E così accade che, passata la mezzanotte, tentano il colpo nel negozio di ottica Lipari di via XX settembre, mentre la strada pullula di locali aperti e giovani.

I banditi hanno tentato di svaligiare il suo negozio la notte fra martedì e mercoledì: è il quinto tentativo in quattro anni.

“Le telecamere che abbiamo, hanno inquadrato tutta la scena e adesso le immagini sono a disposizione degli investigatori – racconta Lipari -. Si vedono quattro malviventi con il volto coperto che arrivano, posteggiano la macchina a marcia indietro, senza nemmeno occultare il numero della targa. Probabilmente era rubata. Poi vanno verso la porta d’ingresso e con un piede di porco cercano di sfondarla. Fanno ripetuti tentativi, ma la porta regge e non riescono a forzarla”.

“Fa strano vedere quattro uomini incappucciati, con un piede di porco forzare la vetrina di un negozio in pieno centro a un orario in cui c’è ancora movimento – racconta il titolare -. Danno quattro botte alla vetrina, posteggiano la vettura consentendo alle videocamere di immortalare la targa, scappano indisturbati. Non volevano nasconderla, forse era rubata? Non può succedere tutto questo in una via come via XX Settembre. Questa non può e non deve essere una zona franca”.

L’episodio è solo l’ennesimo che si somma ai quattro avvenuti negli anni passati e a quello di via Ariosto dove sei mesi fa, nel locale storico gestito dal padre, hanno provato a forzare l’ingresso senza riuscirci. “Quattro di questi episodi sono dei chiari tentativi di furto. Erano armati di sacchetti, volevano portare via la merce – precisa Lipari -. Soltanto uno di questi è stato uno sfregio”. Era il 2015 quando un uomo a volto coperto, con cappellino e cappuccio, ha danneggiato la vetrina assestando due colpi decisi di martello, andando poi via. “Quell’episodio mi ferì – conclude -. Ancora oggi non voglio togliere quel segno dalla vetrina, non per denaro, ma per ricordarmi ogni giorno di cosa è capace un essere umano”.