Sorpresi e gongolanti. Speravano in una condanna ma non in questa vittoria quasi su tutta la linea. I pm di Palermo che hanno rappresentato l’accusa nel processo per la presunta trattativa Stato mafia (perchè dopo una sentenza di primo grado nonostante le dichiarazioni dell’ex pm Ingroia la trattativa resta presunta in base alla legge e in base alle tante condanne per diffamazione che sono state pronunciate dai tribunali italiani proprio in ottemperanza di questo principio) ieri sera apparivano visibilmente soddisfatti e non ne facevano un mistero.

Uno su tutti, certamente, Nino Di Matteo che girava per l’aula bunker del Pagliarelli e non accennava a volersene andare come a godersi il momento, come ad aspettare che ancora qualcun altro gli chiedesse di commentare.

E proprio lui, Di Matteo (chi altri?) si è fatto protagonista della frase  di ‘collegamento’ fra una sentenza penale e le vicende politiche di questo Paese. Non quelle di ieri ma quelle di oggi e domani.

“La sentenza dice che Dell’Utri ha fatto da cinghia di trasmissione tra le richieste di cosa nostra e l’allora governo Berlusconi che si era da poco insediato. La corte ritiene provato questo – ha detto il pm Nino Di Matteo  -il verdetto  dice che il rapporto non si ferma al Berlusconi imprenditore ma arriva al Berlusconi politico”.

Una frase quantomeno imprudente e che i Pm un tempo non avrebbero mai pronunciato nonostante, magari, la loro convinzione in questo senso. Ma la scuola del Pubblico Ministero che resta in silenzio davanti ad una sentenza è ormai finita, fuori moda. Così come quella del magistrato che non esprime considerazioni politiche. Ormai lo si fa anche in un’aula di tribunale.

Così la reazione politica non poteva mancare. Da Forza Italia annunciano querela e lo stesso Silvio Berlusconi parla di “parole di una gravità senza precedenti”. Più tardi anche di sentenza scollegata dalla realtà.

Ma le conseguenza politiche appaiono chiare proprio in un momento in cui si tenta di costituire un governo con il Movimento 5 stelle pronto ad allearsi con Salvini solo se rinnega Berlusconi.  Di Matteo, come è noto, è vicino ai 5 stelle. Ha parlato ai loro incontri, le voci di corridoio in passato lo hanno dato anche come loro possibile candidato.

E il primo tweet dopo la sentenza è stato proprio quello di Luigi Di Maio “La trattativa Stato-mafia c’è stata. Con le condanne di oggi muore definitivamente la Seconda Repubblica. Grazie ai magistrati di Palermo che hanno lavorato per la verità” ha scritto il capo politico del M5S seguito poi da analoghe dichiarazioni di tutti i suoi uomini più in vista.

La politica di oggi fatta in un’aula di tribunale? Il sospetto aleggia dentro Forza Italia. Ma senza spingersi fino a questo punto un elemento è certo: la sentenza ha dato una grossa mano a Di Maio e compagni