E’ stata organizzata un’imboscata per uccidere Francesco Manzella, il 34enne, freddato con un colpo di pistola alla testa non distante dal carcere Pagliarelli.

Nella notte è arrivato un sms con la richiesta di alcune dosi di cocaina. Un ordine come tanti. Adesso su quell’sms che puntano le indagini della squadra mobile.

Per l’uomo con precedenti per rapina e furto è stata organizzata una trappola. Tanto che Manzella non è riuscito neppure a scappare dalla macchina.

Ha capito subito di essere caduto in un imboscata, ma ha avuto solo il tempo di mettere un piede fuori dalla vettura.

L’sms al cellulare di Manzella era di poche righe. La quantità di cocaina richiesta e il luogo della consegna lontano da occhi indiscreti.

Forse un posto già utilizzato in passato per le consegne.

La squadra mobile sta facendo accertamenti sul numero di telefono da cui è partito il messaggio. Chi lo ha spedito potrebbe essere chi ha sparato o comunque un complice dell’assassino.

“Voglio sapere anch’io cosa è successo. Mio marito è uscito da casa domenica sera — ha detto la
moglie di Manzella lunedì all’uscita dagli uffici della squadra mobile — e non mi ha detto dove andava. Alle 5 la polizia è venuta a casa mia». La moglie ha anche dichiarato di sapere che il marito spacciava, l’aveva capito dal suo continuo uscire e tornare a casa e dalla polvere bianca trovata
nell’appartamento.

Il telefonino del 34enne di Falsomiele può essere la chiave per risolvere il delitto Manzella, freddato
mentre attendeva il suo assassino nella sua Volkswagen Polo.

La vittima è stata uccisa con un colpo di pistola alla tempia domenica poco dopo mezzanotte. Gli agenti dell squadra mobile di Palermo, guidati da Rodolfo Ruperti, stanno analizzando lo smartphone della vittima, solido punto di partenza delle indagini.

Dal telefono invece gli inquirenti potranno tracciare (attraverso le celle agganciate) il percorso
fatto dalla vittima alla guida della Polo, potranno analizzare tutti sms, i messaggi whatsapp e
le chat delle ultime settimane.