“Vedo che ormai le Faq del sito della presidenza del Consiglio sono divenute fonte dei diritto, a breve lo diverranno i Twitt. Credo che dopo la confusione del Dpcm si siano superati ampiamente i limiti, così come il fatto che il Parlamento venga ancora una volta escluso”.

Lo dice il costituzionalista Giovanni Guzzetta, commentando il Dpcm sulla Fase 2 e il fatto che l‘interpretazione autentica sia data dalle Faq del sito del governo. “Non è una questione accademica o formalistica – spiega Guzzetta -. Il diritto per esser applicato ha bisogno della osservanza di coloro che ne sono i destinatari, ma se questi non capiscono è già un elemento di inefficienza. Il non comprendere le norme porta poi alla frustrazione dei cittadini e comportamenti di autoprotezione, di autocensura: se non so se questa cosa posso farla o meno, preferisco non farla. In un momento in cui si può fare veramente poco questo è grave”.

Se dunque era “discutibile” la scelta di procedere attraverso Dpcm anziché attraverso decreti legge che sono convertiti dal Parlamento, “è ancora più discutibile il modo in cui li si interpreta, cioè nelle Faq. Allora si stabilisca per legge che ogni incertezza è chiarita nelle FAQ. Poi nel merito quello di oggi non è un chiarimento. Già il termine “congiunti” non è presente nel Codice civile, poi se si allarga l’accezione a fidanzati e ‘affetti stabili’ finiamo nel paradosso. Un caro amico di infanzia è un affetto stabile? Questa nebulosità delle norme scarica sui cittadini già provati l’incertezza delle formule, una incertezza gratuita, che non è utile a legittimare né la norma né chi la ha decisa.

Guzzetta mette in guardia Conte e il governo: “non voglio fare la Cassandra, ma in un periodo di incertezza, anche il consenso è volatile. L’effettività dell’ordinamento non può reggersi solo con la minaccia, specie con 60 milioni di cittadini, ma deve contare sulla partecipazione degli interessati; ma se non gli dico con chiarezza cosa devono o possono fare l’edificio cede”.