Era chiamato Savastano, per via della sua passione per la serie tv Gomorra, uno dei 3 poliziotti accusati dalla Procura distrettuale antimafia di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e corruzione.

Gli affari tra i poliziotti ed il gruppo Bronx

Secondo i magistrati della Dda di Catania, Rosario Salemi e Giuseppe Iacono, avrebbero avuto rapporti d’affari, legati alla vendita di stupefacenti, con il clan Bronx, quando a capo vi era Francesco, “Cesco” Capodieci, prima che diventasse collaboratore di giustizia nel gennaio del 2021. Per gli inquirenti, avrebbero venduto a questo gruppo partite di droga che erano state sequestrate a seguito di varie operazioni delle forze dell’ordine contro lo spaccio.

Chi sono gli altri indagati

In effetti, nell’ordinanza del gip del Tribunale di Catania sono 10 le persone iscritte nel registro degli indagati: oltre ai due poliziotti, ed alla loro collega, Claudia Catania, ci sono alcuni presunti affiliati al clan Bronx, tra cui lo stesso Capodieci, Riccardo Di Falco, Giancarlo De Benedictis. Questi ultimi sono condannati in Appello nel processo per droga, non a caso denominato Bronx: 20 anni per i primi due, 19 anni e 4 mesi.

Il carabiniere spifferò una retata

Nell’elenco degli indagati, figura un altro collaboratore di giustizia, Massimiliano Mandragona, ed ancora un carabiniere del comando provinciale di Siracusa, accusato di aver spifferato ai vertici del gruppo l’operazione Bronx, scattata nel 2018, al punto che 4 persone, tra cui Capodieci, sfuggirono alla retata salvo poi essere acciuffati qualche giorno dopo in un casolare a Canicattini Bagni.

I timori dei poliziotti dopo il pentimento di Capodieci

Secondo quanto emerge nelle indagini della Dda di Catania, i due poliziotti, Iacono e Salemi, avendo avuto informazioni sulla decisione di Capodieci di pentirsi, avrebbero avuto timore che saltassero fuori i loro nomi e così, attraverso la famiglia dell’ex boss del Bronx avrebbero provato a convincerlo ad affidarsi a loro per la gestione della sua collaborazione con la giustizia.

Le pressioni sulla famiglia di Capodieci

Per gli inquirenti, ai parenti di Capodieci gli indagati avrebbero svelato l’esistenza di microspie nel carcere in cui l’ex boss era detenuto dopo l’operazione Bronx. In effetti, i magistrati nel novembre del 2019 intercettarono delle conversazioni tra l’ex boss, lo zio ed un’altra parente.

Le intercettazioni

Lo zio di Capodieci “Attenzione, sanno tutto, sanno i minimi particolari, sanno anche nome e cognome della gente di fuori. Francesco, io ti posso anche dire che in questo momento stanno sentendo anche me e te”

La parente di Capodieci “cioè tutto sanno, tutto, quello che mi dici a me ,quello che parli con lei Fra….siamo ascoltati 24 ore su 24.. i colloqui sono registrati tutti”.

Gli inquirenti ritengono che avrebbero promesso una loro intercessione con i giudici per consentire a Capodieci di avere una pena inferiore in Appello, nel processo Bronx, se avesse accettato i loro consigli e di questo la parente dell’ex boss del Bronx ne fa cenno in una conversazione.

quello con gli occhi chiari, mi sta chiamando in continuazione … e ha detto che ti aiuterà buono …che ti aiuta bene in appello … ha voluto i nomi dei giudici.

Le relazioni di servizio, “Capodieci è fonte confidenziale”

Poco dopo il pentimento di Capodieci, i due poliziotti, nella ricostruzione della Dda, avrebbero iniziato a scrivere delle relazioni di servizio allo scopo di dimostrare che Capodieci fosse sempre stato una fonte confidenziale, “aggiungendo che le sue eventuali accuse erano motivate dal fatto che questi pretendeva un aiuto processuale che non gli poteva essere dato” si legge nel provvedimento.

Il caso del pentito Mandragona

I magistrati accusano anche i due poliziotti di aver “veicolato” il pentimento di Massimiliano Mandragona, con cui gli agenti, stando alla tesi della Dda, avrebbero gestito un traffico di droga. Nel 2021, il collaboratore di giustizia, incalzato dagli inquirenti, avrebbe svelato di non aver mai parlato di questo aspetto per timore di ritorsioni ai danni suoi e della sua famiglia.

 

 

 

 

 

 

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